Perugia e l’allarme affitti, pochi posti e contratti vessatori: ora fanno pagare anche il noleggio dei mobili in casa

Le storie «assurde» e le proposte di Sunia, Udu e Cgil per aiutare gli studenti universitari

di Arianna Sorrentino

PERUGIA – Gli studenti universitari non hanno un posto per dormire: Perugia sta vivendo una crisi abitativa mai affrontata prima. I giovani continuano a scegliere il capoluogo umbro per la loro formazione ma si stanno trovando in grande difficoltà nel trovare abitazioni disponibili e spesso, quando hanno la fortuna di trovarle, devono fare i conti con prezzi alle stelle e contratti poco corretti. Ma un passo per volta.

Quest’anno il problema degli affitti sta sfuggendo di mano: sono pochi e costosi. Le strutture messe a disposizione dall’Adisu – agenzia per il diritto allo studio – coprono 969 posti a fronte dei 1700 che ne hanno diritto: circa il 40% in meno rispetto al periodo pre pandemico. Quindi, anche gli idonei non beneficiari insieme al resto dei fuori sede, devono rivolgersi ai privati per trovare un alloggio adeguato alle loro esigenze. Offerta limitata anche perché i proprietari di immobili preferiscono affittare a turisti tramite piattaforme online: appare molto più conveniente a livello economico e gravato da minori rischi. Per i fuorisede fortunati ci sono comunque dei problemi. «In questo contesto stiamo riscontrando contratti anomali che non abbiamo mai visto prima – spiega Margherita Esposito, coordinatrice Udu Sinistra Universitaria –. Sono contratti vessatori e al limite dell’assurdo». Ne parla meglio Cristina Piastrelli di Sunia: «In alcuni contratti viene chiesta l’autorizzazione ad incamerare il deposito cauzionale a fine contratto. Oppure vengono richiesti, ad esempio, 350 euro di condominio che palesemente vanno ad aggirare il canone. O ancora, contratti il cui il canone è simulato a 200 euro al mese, ma poi fanno pagare l’affitto dei mobili, del condizionatore. È follia».

E davanti a questa situazione, gli universitari si trovano in difficoltà, soprattutto considerando che quest’anno l’ateneo perugino ha raggiunto quota 30mila iscritti per l’anno 2022/2023 – cresciuta di quasi 10mila iscritti dall’epoca pre pandemia. Tanto che Udu Perugia – Sinistra Universitaria, Sunia Perugia e Cgil Perugia martedì mattina nella sede de “Il Porco Rosso” hanno presentato le loro proposte per andare incontro agli studenti.
«Annunciamo il lancio di uno sportello affitti in via Alessi 1 al circolo Arci “Il Porco Rosso” – parla Lorenzo Mazzola, responsabile per il diritto allo studio Udu –. Lo sportello vuole offrire un servizio di assistenza per fornire un primo contatto di orientamento con gli studenti che si trovano vittime di contratti poco regolari o vittime di soprusi. Poi li rimanderemo ad un secondo livello, svolto dagli esperti del Sunia, qualora si riscontri la necessità di intervenire mediante vertenze o altri strumenti legali e sindacali». E poi ancora: «Chiediamo che la Regione programmi degli investimenti strutturali in materia di residenze universitarie». Gli investimenti potrebbero essere indirizzati verso spazi al momento inutilizzati, riqualificati o riqualificabili che possono essere adibiti a nuovi posti letto. Perugia registra un’asimmetria nella distribuzione degli alloggi: il centro storico presenta la maggior percentuale di occupazione, mentre le aree più decentrate come Madonna Alta, Ferro di Cavallo e la zona dei ponti vengono scartate dagli studenti.
«Per risolvere la crisi abitativa servono nuovi spazi, in centro così come nelle periferie vicine ai poli universitari. Il tema delle periferie però deve essere necessariamente legato al tema della mobilità notturna, simile a quello sperimentato con il progetto Gimo di cui si erano fatti portatori le nostre associazioni». In conclusione i sindacati hanno chiesto all’Università di Perugia e alla Regione Umbria di attivare un tavolo di confronto con le rappresentanze degli studenti, degli inquilini e delle agenzie immobiliari con l’obiettivo di siglare un protocollo che impegni proprietari e agenzie a mantenere canoni e condizioni di affitto ad un livello accettabile. Insieme a questo, richiesto anche un osservatorio cittadino e regionale per monitorale i fenomeni di contratti vessatori, il subaffitto e i fondi adibiti illecitamente ad abitazione.
La conclusione è di Vanda Scarpelli di Cgil Perugia: «L’emergenza abitativa degli universitari è il grido di allarme che riguarda l’identità di Perugia che da sempre ha avuto una caratteristica universitaria molto forte. Ora la ripresa delle presenze è un fattore positivo, ma è necessario che a questo allarme rispondano Comune e Regione per dar luce di nuovo alla città».

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