Trenta detenuti del carcere di Capanne diventano attori: andranno in scena con “Balera”

Il progetto “Per Aspera ad Astra”, promosso da Acri, realizzato con il sostegno di Fondazione Perugia e prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria: due spettacoli gratuiti e aperti a tutti

Di Arianna Sorrentino

PERUGIA – I detenuti di Capanne diventano attori e sono pronti a salire sul palco. Andranno in scena mercoledì 26 ottobre alle 18 nella casa circondariale di Capanne e giovedì 27 ottobre alle 19 al Teatro Morlacchi di Perugia. Lo spettacolo intitolato “Balera” di Vittoria Corallo si inserisce nel progetto “Per Aspera ad Astra – riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza”, promosso da Acri, realizzato con il sostegno di Fondazione Perugia e prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria. Entrambi gli spettacoli sono gratuiti e aperti alla cittadinanza. Per l’evento di mercoledì è possibile prenotarsi inviando un’email all’indirizzo promozione@teatrostabile.umbria.it.

In Umbria i detenuti coinvolti sono trenta uomini, di diversa nazionalità e di età compresa tra i 30 e i 60 anni. In tutta Italia invece il progetto ne ha coinvolti 420. Con 11 fondazioni e 14 carceri. «Grazie a questo progetto si vuole dare la possibilità ai detenuti di prepararsi alla vita in società – spiega Daniela Monni, presidente commissione welfare di Fondazione Perugia – il carcere è uno spazio per prepararsi al tempo successivo. Le serate che vivremo sono la testimonianza che l’arte è uno strumento privilegiato per dare alle persone una seconda opportunità». Non è stato quindi solo un progetto per imparare a recitare, ma anche per acquisire nozioni e professionalità legate al mondo dello spettacolo. «Le persone rientrano meglio nella società – continua la presidente Monni – se sviluppano quelle abilità e conoscenze che fanno sì che quando escono dal carcere possano spendersi nel modo a loro più adatto». Oltre a lei, alla conferenza stampa di presentazione del progetto tenuta nella mattina di giovedì 20 ottobre a Perugia, sono intervenuti anche la direttrice della casa circondariale di Capanne Bernardina Di Mario, Stefano Salerno del Teatro Stabile dell’Umbria, il direttore di Fondazione Perugia Fabrizio Stazi e la regista dello spettacolo Vittoria Corallo. «Se guardo l’esperienza a ritroso, giocando con il tempo, vedo che la materia ha subito una trasformazione mentre cercavamo ne “Gli Uccelli” di Aristofane il nostro racconto di libertà – racconta la regista Corallo – Ci sono persone con problemi mentali o con difficoltà nelle relazioni interpersonali. Ma nel momento in cui si arriva a teatro viene chiesto di lasciar cadere tutte le difese che costruiamo nella nostra identità. Non bisogna mostrare niente, solo rinunciare a quelle maschere e lasciarsi guardare». Anche la direttrice Di Mario, che a conclusione della conferenza ha parlato al microfono di Umbria7, si è detta particolarmente entusiasta del progetto: «Il tempo della detenzione non può essere vuoto: deve essere riempito. E deve essere anche un tempo di ripensamento e di speranza perché la rinascita arriva per tutti».

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