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Altro che «volgo disperso»: così i Btp Italia conquistano gli investitori

L’analisi di Angelo Drusiani

di Angelo Drusiani

TERNI – “Dagli atri muscosi, dai fori cadenti,
Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta,
Intende l’orecchio, solleva la testa,
Percosso da nuovo, crescente romor.”

Alessandro Manzoni, all’atto terzo dell’Adelchi, cita il popolo italiano come: “Un volgo disperso”. Non era la prima volta, peraltro che il Poeta, autore, tra gli altri scritti, de “I promessi sposi”, lamentava il comportamento e l’atteggiamento di gran parte degli italiani della sua epoca. E poco sotto la “sestina” riportata ad inizio pagina, li definisce come: “È il volgo gravato dal nome latino…”. Non v’è dubbio si tratti di una pagina, anzi di più pagine, che trasudano di delusione e pessimismo. Chissà come reagirebbe, oggi, se, pur a fronte di una fase economica e politica mondiale che definire complessa è un dolcetto, all’indomani di una pandemia non disastrosa, ma neppure di modesto impatto, della guerra ad oriente dell’Europa, dell’incremento speculativi dei prezzi delle materie prime e fermiamoci qui, leggesse: “Sottoscritti 7,281 miliardi di euro di BTP Italia con cedola lorda dell’1,60% e data di scadenza 28 novembre 2028”. A sottoscriverli un numero abbastanza alto di italiani, 255.753 i relativi contratti firmati, utilizzando i canali disponibili per la sottoscrizione stessa. Dalla presenza diretta agli sportelli bancari o postali o semplicemente dalla propria postazione telematica. E, prima della citata sottoscrizione, in altre 17 occasioni precedenti la risposta dei risparmiatori fu pressoché analoga, a fronte di proposte con caratteristiche diverse per valore della cedola e durata complessiva. Ma mantenendo inalterata la presenza del premio fedeltà, un’altra delle opportunità che offre il BTP Italia, accanto alla restituzione di quasi la totalità dell’inflazione maturata nei sei mesi in cui la cedola matura. Caratteristiche che hanno richiamato non solo la curiosità degli investitori, ma soprattutto li hanno convinti ad investire parte dei loro risparmi in uno strumento finanziario tutto italiano. Una partecipazione che assomiglia, da lontano e con numeri largamente inferiori, ai festeggiamenti con cui i tifosi di calcio salutano i successi importanti della Nazionale italiana. Non in questa fase, però. A sorprendere il Poeta, probabilmente potrebbe contribuire anche la domanda della stessa emissione di BTP Italia riservata agli investitori istituzionali, Banche e operatori similari. Tra i quali, quasi sempre, numerosi operatori finanziari di altri Paesi. Che, in questo caso, al contrario del citato passo tratto dall’Adelchi manzoniano, non vengono per conquistare aree del territorio del nostro Paese, ma per investire parte del patrimonio di cui dispongono. E che, al di là delle raffigurazioni che spesso si fanno dell’Italia, inducono i citati operatori finanziari a scegliere titoli del Tesoro di Roma, perché evidentemente offrono loro buone opportunità, a livello di ritorno reddituale. La loro domanda del nuovo BTP Italia si è attestata a 4,713 miliardi di euro. Complessivamente il citato BTP è stato collocato presso risparmiatori italiani e investitori istituzionali per 11,995 miliardi di euro. Ad inizio settimana, a Piazza Affari mi è stato chiesto se il debito pubblico piace ai risparmiatori. Non solo a loro, naturalmente, ma anche agli operatori finanziari. E il dato riportato sopra lo conferma. Ma il problema che il Poeta ha sollevato, ricordando le invasioni da nord Europa di quell’epoca, è vivo tuttora. Tantissime aziende che rappresentano l’eccellenza italiana vengono poi acquistate da imprenditori esteri. Sono rarissime le aziende in cui all’indomani della generazione che le ha create, la gestione è stata assunta dalle successive generazioni che fanno riferimento alla stessa famiglia fondatrice. Dire che nulla è mutato dal 1822, data di scrittura del coro dell’Adelchi sarebbe troppo. Perché, non di rado, gli eredi dei citati fondatori di aziende le cedono, per poi investire in altri ambiti. Ma se, con un volo pindarico, si pensa a quanti giovani del nostro Paese emigrano, per cercare impieghi più remunerativi e appaganti, si ritorna a poco sopra. A proposito di voli, penso a “Nel blu dipinto di blu” cantato da Domenico Modugno al Festival di Sanremo nel 1958. Un sogno straordinario e le citate preoccupazioni svaniscono, perché “d’improvviso venivo / dal vento rapito, / e incominciavo a volare / nel cielo infinito”.

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