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L’aeroporto aggancia con Cracovia il boom della Polonia. Per andare in serie A manca solo Francoforte (a Parigi si può rinunciare). E qualche altro investitore

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Lo scalo dell’Umbria cresce puntando su mete che aprono prospettive, ma deve trovare finanziamenti per gli indispensabili interventi come supporto per nuova espansione. La strategia della Regione e i tasselli (privati e pubblici) che mancano

di Marco Brunacci

PERUGIA – Se volete ammirare un dipinto del fascino de “La Dama con l’ermellino” di Leonardo da Vinci o entrare in una delle più antiche e prestigiose università europee, se volete trattare stoffe o pelli o macchine agricole, prenotate il biglietto per Cracovia, prossima meta dei voli dell’aeroporto San Francesco.

Cracovia non è Varsavia? È persino più interessante come obiettivo, è il secondo centro del Paese, pieno di prospettive, c’è l’economia oltre che la storia, c’è la vitalità e lo slancio insieme alla bellezza.
Ma non è solo per questo che potrebbe essere un’altra piccola svolta nella storia dello scalo umbro che sta prendendosi quote di mercato e di visibilità, ma soprattutto quel ruolo che, negli anni passati non è riuscito ad avere, di traino turistico dell’Umbria e di aiuto alla sua economia.
e al suo pil.
Cracovia è lo sbarco all’est in pieno sviluppo, adesso che finalmente tira qualche vento di pace, insieme ai rumori della guerra finora vissuti.
Cracovia è una perla fondamentale nella collana di mete del San Francesco perché allarga la visione europea e nel contempo si inizia – come dire – a “cingere d’assedio” l’obiettivo che non si può fallire (Francoforte, molto più che Monaco), che consentirà un collegamento col mondo in tempi reali.
Lo scalo umbro può salire, accelerando il piano industriale che sta brillantemente realizzando, nella serie A degli aeroporti italiani, ma non deve sbagliare scelte.
Deve entrare in una rete dove assumersi un ruolo sempre più importante, ma non a danno dei vicini, piuttosto come completamento e perfino supporto. Ecco perché Cracovia è al momento meglio di Parigi. E Parigi potrebbe ragionevolmente essere lasciata al mercato di Firenze e di Pisa. C’è bisogno di strategia, non di tattiche di corto respiro.
Ed ecco un’altra caratteristica del volo di Cracovia (potrebbero nascere altre idee di questo genere): ha una potenzialità che deve ancora esprimersi, sia nell’area dell’incoming come di quella del business. La Polonia è in forte espansione. Comincia solo ora a far valere con il resto d’Europa i suoi numeri e la forte crescita. Consolida i risultati e si mette nelle condizioni di recitare un ruolo da protagonista nel futuro prossimo. E in questo contesto Cracovia è il gioiello del sud.
Lo scalo di Perugia è ancora condannato a non fermarsi e a continuare a crescere, se non vuol tornare indietro. Le scelte (aspettando Francoforte e comunque la Germania) lo premiano. Quello che non pare si riesca ancora a schiodare, è la questione dei finanziamenti. L’aeroporto dell’Umbria deve ancora conquistare gli umbri. Ormai sono tutti convinti che la regione debba avere uno scalo di livello, ma finanziato da altri. E, invece, sulla strada virtuosa della crescita servono altri investimenti. Anche Cracovia può portare consiglio.

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