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Il Romizishire è vivo e lotta insieme a noi, con un “tesoretto” di più di 200 milioni di investimenti

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Check su Perugia di fine anno: Romizi lavora alla Città del cioccolato e a quella del jazz, punta la cifra record di 6 milioni sulle buche delle strade, attende slancio da 32-33 mila studenti universitari in presenza. Ed è pronto per la Regione, ma nessuno saprà con quale ruolo

di Marco Brunacci

PERUGIA – Breve ma fondamentale check di fine anno sullo stato di salute del Romizishire e del suo indiscusso principe, sindaco Andrea Romizi.
Note.

1.Sono passati sei anni da quando, con un atto di incoscienza politica pari alla testardaggine, decise di crederci ed espugnò la fortezza rossa di Perugia. Sui risultati del governo da allora si piò discutere. Non sul fatto che il feeling tra Romizi e la gente resta. Non uno strappo, non un “c’eravamo tanti amati”.
2.Regge quindi il rapporto di affetto e anche di fiducia con gli amministrati e questa non è una cosa da poco, nella politica liquida che annega i partiti nel breve volgere di qualche decina di mesi, dal Pd di Renzi alla Lega di Salvini, passando per M5s di Di Maio, movimento recuperato solo in parte, e grazie a uno spericolato cambio in corsa del tipo di populismo, dalla pochette di Conte.
3.Ma se regge il rapporto, i risultati sono quelli che sperava la gente? Eh no, qui è inutile fare un giro di microfono tra le persone, perchè ognuno ne dirà una diversa. Piuttosto ascoltiamo il protagonista. Sissignori, il protagonista principe Andrea Romizi del Romizishire.
4.Sapete cosa dice a chi spiega che lui doveva fare questo e quello e anche quell’altro? Che il suo bilancio quest’anno ha due colonnine che sono il suo onore e vanto. Cioè? Da una parte il debito, che quando era arrivato era sul limite del baratro, si è costantemente ridotto. 
Mentre la colonnina degli investimenti è schizzata in alto. E con orgoglio sottolinea che da 20 milioni dei primi anni si è passati a 40 di media fino a decollare quest’anno ben oltre i 200 milioni di investimenti per la città. E – attenzione – non è solo merito del Pnrr, che pure ha la sua parte.
5.Se vogliamo andare a vedere: negli investimenti il Pnrr pesa per 89 milioni, quelli per il Brt, il maxi tram che collegherà la città con corse intermittenti. Non è un regalo: Perugia aveva già un progetto del Brt suo e ha visto riconosciuto il lavoro svolto in precedenza con il Pnrr. Ma ci sono anche 39 milioni per Ponte San Giovanni, 5 milioni per il Tevere, 6 milioni per le strade (ma qui ci torniamo al punto 6) e ci sono soldi per decine di scuole, che è uno dei lavori più oscuri e duraturi nel tempo dell’amministrazione.

6.Perugia è, per la vulgata raccontata in questi ultimi anni, la città delle buche. Vero? Falso? Ormai è impossibile capirlo. Sarebbe stato utile promuovere un’indagine per capire perchè il manto stradale qui si deteriora così tanto e così spesso. Non è possibile risalire ai consoli romani, ma è difficile anche cogliere in castagna i primi stradini dell’Anas. E allora bisogna solo prendere atto di questa cosa qui: le buche ci sono e le amministrazioni di centrosinistra che hanno preceduto l’avvento del Romizishire spendevano per interventi cifre nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro. Il principe Andrea non ha mai voluto che ci si mettessero meno di un paio di milioni. Ma stavolta ha dato una lezione di generosità: 6 milioni per rattoppare la città groviera. Dato che non è impossibile risalire a chi ha la colpa, di più, sulle buche, è difficile fare.
7.Ma sui progetti simbolo della città ci sono ritardi inammissibili? La nobiltà del principato male si sposa col metter fretta. Fatto sta che il bando per la città del cioccolato è pronto per fine anno e al Turreno le ruspe in azione le vedrete a gennaio. Con una scorciatoia per realizzare alla Turrenetta una presenza permanente per il jazz. In sostanza: Romizi cavalcherà, dopo tanti intoppi e tentennamenti, il lancio di Perugia della città di cioccolato e jazz. E alla fine questo è quello che serviva. Che dite? Romizi non è Jakobs? Ma se volevate uno scattista non dovevate votare per un principe con tanti quarti di nobiltà. E se Perugia voleva alla guida un manager cartesiano non avrebbe scelto un così fedele interprete dei suoi sentimenti più nascosti: la prudenza, l’equilibrio, lo scetticismo non crudele. La bellezza di Perugia è o non è un grande allegoria dell’amore coniugale? 
8.Volete sapere che arma ha in più nel suo arsenale per vincere anche in quest’ultimo anno e mezzo e chi l’ha portata in dono al nobile sindaco di Porta Sole? 32-33 mila studenti in presenza tornati dopo anni a frequentare l’Università di Perugia con quel che significa in termini di affari e vitalità, merito di un rettore così tanto diverso e per tanto tempo così lontano da Romizi, da sembrarne adesso il fratello: Maurizio Oliviero. 
9.Su queste basi, che futuro avrà nella piccola storia politica dell’Umbria, il principe del Romizishire? Prima contribuirà a decidere a maggio-giugno 2024 il suo successore (donna o uomo che sia) come candidato sindaco di Perugia. Se uno gli butta là di soppiatto qualche nome, che sia Scoccia o Tuteri o Cicchi o Porena, lui non muove neanche mezzo muscolo facciale. Ha fatto un corso di mimo per evitare di dare a chicchessia un vantaggio. Inutile provare a capire, fintanto che non ci sarà una proposta precisa con un progetto.
Poi, seconda fase, a ottobre 2024 si vota per la Regione. Romizi, come ovvio, ci sarà. Ma per quale ruolo correrà sarà una decisione nazionale. E anche questo è chiaro. Non è il sereno Romizishire il posto per i colpi di scena.

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