di Sebastiano Pasero
TERNI – «Ma Caravaggio ha mai dipinto l’Uomo Luce?». A sfogliare il libro delle firme e delle dediche degli oltre 11mila visitatori di Dramma e Passione, la mostra della Fondazione Carit, c’è ironia, sete di bellezza, voglia di essere altro e tanta, tanta passione. La passione di una città che si immerge nella fierezza di aver finalmente messo su qualcosa di bello, talmente fiera da non nascondere le sue debolezze: «Sto piangendo», scrive Alice; «La bellezza delle opere mi sconvolge», scrive uno scarabocchio.
Artemisia Gentileschi, Caravaggio, Guido Reni, possono commuovere e persino far battere il cuore: «Mi sto innamorando di nuovo di mio marito», nero di inchiostro sul bianco del sorriso. «Non ho mai visto tante teste mozzate», e forse qui il riferimento è più ad Oloferne che al marito. La nuvola delle parole ti fa staccare da terra: «Meravigliosa», «Bellissima», «Strepitosa», «Sublime».
Ci sono i complimenti agli organizzatori, i sentimenti, le anime senza corazza dei visitatori, le coppie che firmano con il cuore, i compagni di classe del Donatelli, le adolescenti che si giurano amicizia eterna, i bambini che specificano la loro età: Adriano scrive cubitale che ha 4 anni, Riccardo e Giulia sono fratelli di 5 anni, Michele di anni ne ha 10, Caterina forse è già una signorina.
Non c’è solo Terni, anche Padova, Viterbo, Rieti, il Veneto, La Spezia e c’è chi scrive “Minchia!”.
Caserta si lamenta della illuminazione alla Maddalena.
Ma c’è soprattutto Terni, quella Terni che invoca altre iniziative: «Finalmente Cultura, ancora, ancora»; «Terni ha bisogno di bellezza»; «In una città fondata sulla durezza dell’acciaio l’arte regala dolcezza»; «Per una volta Terni regina della bellezza»; «Speriamo che sia il primo passo».
I percorsi della città sono quelli di chi ha una vita davanti e che sogna di essere una star: «Vorrei essere bella e brava come Artemisia»; «Ieri ho studiato Caravaggio, oggi l’ho visto, fico»; «Studio arte, oggi l’ho capita». C’è chi ha la visione social: «Su Istagram verranno delle storie fantastiche».
Ci può essere bellezza in una sequenza di firme e di frasi smozzicate, ci può essere bellezza pensando che il maestro per antonomasia della luce ritragga il ternano illuminato per eccellenza: L’uomo Luce.
Tanta bellezza, tanta passione, ma anche il Dramma. C’è chi giura di aver visto nel libro delle firme quelle degli operai della Treofan, quelle di Flavio e Gianluca morti a 15 anni per un bottiglietta balorda, quella di David portato via da un bicchiere impazzito della movida, quella di Ridha stroncato da una scazzottata di troppo.
Il dramma. In attesa di nuove passioni. Di nuova luce. Di nuova bellezza.








