A. P.
TERNI – Quel verde che non riesce a germogliare, e la colpa non è dell’avvio dell’inverno. Per il completamento del parco di Cardeto (decennale il progetto di riqualificazione) e la sistemazione di viale Borsi, il problema è quello dei cantieri che non decollano.
In viale Borsi sono stati abbattuti 36 pini lo scorso agosto. In quella occasione il responsabile del servizio strade e ambiente del Comune di Terni, Federico Nannurelli, dichiarava a Umbria7: «Le 36 piante rappresentavano un pericolo piuttosto che un elemento di decoro urbano». E ancora: «Per trentasei pini che sono stati abbattuti verranno messi a dimora 72 aceri». Specificando che 47 sarebbero stati sistemati viale Borsi e gli altri nelle zone circostanti, nel giro di due mesi. Le carotatrici sono arrivate e le toppe sull’asfalto lo testimoniano, ma ci sono ancora alcune delimitazioni con la plastica da cantiere, perché i lavori non sono terminati e soprattutto gli alberi che dovevano essere messi a dimora prima della fine dell’anno, in sostituzione di quelli abbattuti, sono rimasti nel vivaio. I marciapiedi sono ancora in parte sconnessi e senza verde le loro magagne sono più evidenti. La pioggia battente di questi giorni ha fatto il resto, e quella che una volta era una arteria ricca di alberature oggi è “Spelacchio”.
A Cardeto situazione ancora più complicata. Qui regna l’effetto giungla. Due anni fa si era parlato di svolta. L’amministrazione Latini aveva ripreso in mano il cantiere che la giunta Di Girolamo aveva trascinato per anni, inseguendo un project financing che aveva dato solo ritardi su ritardi.
Accantonata la collaborazione con i privati, si era ripartiti da un investimento diretto del Comune. Ma neanche la nuova procedura sembra dare frutti. Il lotto conclusivo assegnato a una serie di ditte è lontano dal traguardo. Nella scorsa primavera i consiglieri comunali avevano effettuato un sopralluogo insieme al comitato dei residenti sempre più arrabbiati ipotizzando una riapertura del parco entro il 2022. Ma ancora niente, a parte l’erba che cresce con le piogge. Le stesse che formano pozzanghere dove dovevano vedersi gli operai al lavoro nei cantieri interni al parco. Adesso si parla di primavera, per il traguardo, di primavera 2023. Giusto in tempo per le elezioni amministrative.


