di Marco Brunacci
Umbria mobilità? Donatella Tesei rivendica l’agenzia, i risparmi, l’impegno per mantenere i servizi. Poi affonda: sapete quale a quanto ammontavano i debiti quando sono arrivata? 132 milioni. Ora sono sono 66. Debiti dimezzati, quasi grida la governatrice.
Su altre cose le si può dar torto, ma su queste non si discute.
E lei non si ferma qui: sapete quanto dovevamo avere da Roma Tpl? 14 milioni e passa. Ma tutti dicevano che erano dentro il fallimento Atac e che quindi dovevamo metterci in fila, e chissà se è quando avremmo preso qualcosa. Bene – riparte all’assalto la governatrice – Roma Capitale ha riconosciuto, in seguito alle nostre spiegazioni e alla nostra sacrosanta insistenza, che il servizio era per loro e ci andava pagato. Risultato ottenuto: sono tornati in Umbria esattamente 14 milioni e passa, come dovuto.
Ma i trasporti sono sempre fonte di preoccupazione. Un sindacato ha deciso di indire uno sciopero per il 9 gennaio, giorno del rientro a scuola. Come si fa a dire che non è uno sciopero contro la gente?
Gli autoferrotranvieri della Cgil continuano ad arrampicarsi sugli specchi perché evidentemente non digeriscono la gara pubblica per il trasporto pubblico che sta per essere varata.
Prima la scusa era che erano stati tagliati i fondi del bilancio della Regione. Che in realtà sono aumentati. E questo nonostante i bus girino sempre più vuoti.
Ora non resta che la gara che sostituisce le proroghe.
Ma Tesei è tranciante: «Noi qui abbiamo ripristinato la legalità, punto e stop».
Anche su questo provate a darle torto, signori sindacalisti.
Piuttosto bisognerà che si apra un’altra finestra e relativa discussione su quanto si spende per il trasporto.
I bus costano 28 milioni di fondi regionali oltre quelli (tantissimi) nazionali. Il treno Frecciarossa (copyright di Umbria7: “Freccetta rossa” perché parte prima dell’alba in orario fantozziano) costa poco meno di 3 milioni l’anno, l’aeroporto – per dare una proporzione – si ferma a 4 milioni di costo e macina record di passeggeri.
Chiunque legge, una prima conclusione potrebbe già trarla: tenendo presente che i bus sembrano intoccabili, vogliamo almeno riflettere sull’utilità di riaprire un serio collegamento aereo per Milano (aeroporto da scegliere) e accettare che Freccetta rossa è stato un innamoramento passeggero di gioventù, di quando l’Umbria era solo sinonimo di isolamento, per cui ogni iniziativa era benemerita?
Vediamo che succede.


