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La Natività del Beccafumi al museo diocesano di Spoleto: «Un capolavoro», secondo Federico Zeri

La visita guidata con Carlo Favetti

di Carlo favetti

SELLANO (Perugia) – Arte con la lettera maiuscola. L’umbria e il suo patrimonio composto da musei e pinacoteche ma anche da piccole chiese e cappelle votive non da meno importanti. Se il terremoto ha lesionato o distrutto per sempre strutture architettoniche di grande pregio, molte opere distinte in sculture e dipinti, tele e pale di altare sono state preservate nel corso degli anni non solo dalla violenza distruttiva degli eventi naturali ma anche dai soliti ladruncoli e predatori.

Ma andiamo ad immergerci in una parte dell’Umbria bellissima di suggestioni veramente uniche con paesi e castelli arrampicati su montagne e forre tra ruscelli e torrenti di acqua purissima considerata addirittura oligominerale. Nel territorio sellanese, appunto, hanno lavorato alcuni tra i più importanti artisti dal XV al XVI secolo. Artisti di grande fama e altri meno noti ma di uguale spessore, basti vedere le loro opere sparse in varie chiese e palazzi civici: tele, pale, ancone, polittici adornano pinacoteche e musei. Tanto per citare alcuni tra questi artisti: Polidoro, Caldarola, Angelucci, Beccafumi. Questa volta andremo a conoscere il più blasonato a livello artistico, il cosiddetto Beccafumi che altro non è il cognome del suo “padrino”. Domenico di Jacopo di Pace, detto comunemente Beccafumi o anche Mecarino, fu un pittore e scultore. Fu uno dei più importanti fondatori del “Manierismo”, insieme al Sodoma, fu l’ultimo artista di grande influenza della scuola senese. Andiamo a conoscerlo meglio. Nasce nel 1486 Montaperti. Morirà a Siena il 18 maggio del 1551. Non firmo’ mai o dato’ le sue opere, ma la sua biografia si e’ potuta compilare grazie a documenti e biografia di altri artisti tra i quali quella che gli dedicò il Vasari; nel 1568 nella seconda edizione della vita, ma anche nella prima edizione del 1550, quando ancora il Beccafumi era in vita. Altri biografi e scrittori si interessarono a lui pubblicando notizie e documenti come l’Urgieri nel XVII secolo; Della Valle XVIII Romagnoli Milanesi, Borghesi, Bianchi nel XIX secolo. Il Beccafumi discendeva da una famiglia di contadini, il padre Giacomo Pace al servizio di Lorenzo Beccafumi notabile di Firenze. La fortuna di Domenico fu proprio tal Beccafumi che, avendo intuito il suo talento artistico, se lo prese in custodia dandogli il proprio cognome. Da allora fu sempre nominato Beccafumi. Ma le varie biografie lo nominano anche come Macherino o Meccherino che deriva dalla sua bassa statura (detto ironicamente alla nostra maniera un piccoletto). L’ opera che lo distingue nel nostro territorio sellanese e’ la pala di altare raffigurante la Natività di Gesu’ oggi al museo diocesano di Spoleto (Tavola misura q153x122) proveniente dalla Chiesa di Santa Maria Assunta in Montesanto: un capolavoro, come ha affermato Federico Zeri. Ma questa analisi seppur breve, e’ una nostra interpretazione: Il Bambino Gesù nudo al centro della scena, sdraiato a terra e adagiato sulla paglia; poggia sul braccio sinistro mentre il braccio destro lungo la gamba; con la testa e lo sguardo rivolto verso San Giuseppe, che guarda il Bambino. Il Santo e’ seduto con le braccia incrociate, che tiene il bastone, poggiate sul ginocchio sinistro. La Vergine a destra del Bambino, in ginocchio con le mani giunte, guarda il figlio con dolcezza; indossa una tunica rossa con una mantellina azzurra. Dietro il Bambino Gesu’ il bue e l’asino, la capanna con la mangiatoia; dietro la carovana dei Magi; sulla destra, la scena raffigurante i pastori col gregge. Quindi il dipinto può essere suddiviso in quattro scene: la Sacra Famiglia, gli animali nella mangiatoia, la carovana dei Magi, i pastori con il gregge. La particolarità del dipinto, (per chi conosce la vita del pittore), assume un carattere prettamente personale: il Bambino (Gesù) guarda con ammirazione il Padre Putativo (Domenico Beccafumi), che contraccambia con un dialogo di sguardi riflessi e profondi. Si puo’ leggere la vicenda della sua paternità, in quanto preso sotto la protezione del mecenate Lorenzo Beccafumi dal quale ne assumera’ il cognome. Ricordiamo che Lorenzo Beccafumi fiorentino scoprì le doti e qualità artistiche del giovane Domenico considerandolo, in seguito, come un figlio. Il dipinto, secondo me, quindi assume un carattere privato e nello stesso tempo spirituale rendendo quella suggestione di emotività e sguardi che caratterizza tutto il genere manieristico. Visitate la raccolta d’Arte del museo diocesano di Spoleto in via Saffi. Noi lo facciamo ogni qualvolta che abbiamo l’opportunità di andare alla città dei duchi, non solo per il periodo del Festival. Ne vale veramente.

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