L’Europa occasione di crescita per l’Umbria. Ma sui Fondi europei, dopo la bocciatura della Giunta precedente, ora si attende la svolta

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Convegno a palazzo Donini sul delicatissimo tema col ministro Fitto, che sarà da ascoltare attentamente. Ma un orecchio attento anche per la relazione dell’assessore regionale Paola Agabiti Urbani perché da qui passa una parte non indifferente del Pil umbro. Si è innovato abbastanza?

di Marco Brunacci

PERUGIA – “Opportunità europee di rilancio per l’Umbria”, è il titolo del convegno di lunedì 30 col ministro agli affari europei Fitto, nel Salone d’onore di palazzo Donini. Il tema è delicatissimo: il Pil dell’Umbria dipende non per poco dai Fondi europei.

Per questo bisogna voltare pagina rispetto alla precedente giunta regionale che sui Fondi Fesr e Fse ha collezionato brutte figure e un risultato in classifica (certificato dall’Agenzia per la coesione territoriale) negativo: l’Umbria risulta rispettivamente 17esima e 19esima per capacità di spesa. Questo significa che solo poco più della metà dei fondi a disposizione sono stati spesi nel periodo preso in considerazione, che è il 2014-2020 (solo l’ultimo anno riguarda la giunta attuale ma col problema non irrilevante che era appena esploso il Covid).
Dal convegno si attende di sapere da Fitto quali sono le possibilità europee per l’Umbria, ma anche dall’assessore regionale Paola Agabiti Urbani ci si attendono dati: quali sono stati gli ultimi risultati, quelli riferiti al 2022 e al 2023? È vero: si immaginano migliori degli anni precedenti e alcuni indicatori. Ma bisogna vedere migliori di quanto.
Il problema è che dei Fondi europei l’Umbria non può fare a meno se vuol crescere e rimanere attaccata al Nord, adesso che è riuscita a ritirarsi su in quanto a Pil e occupazione. I tempi sono stretti e si tratta di mettere poco meno di 300 milioni nel motore economico della regione, in attesa dell’arrivo degli altri stanziamenti europei.
La Giunta Tesei, fin dall’inizio, quando l’Europa nel centrodestra e nella Lega in particolare non andava di moda, aveva invece dato segnali chiari di europeismo convinto.
Ora si tratta di capire se, oltre a cambiare verso rispetto alla insufficiente spesa della precedente giunta regionale, si stia tenendo una “velocità di crociera” sufficiente per recuperare il tempo perduto e portarsi in testa al gruppo.
Molti però, a questo proposito, hanno criticato il fatto che non si è cambiato abbastanza nella struttura burocratica che gestisce questo decisivo segmento dell’amministrazione regionale.
L’innovazione qui deve essere sostanziale se si vogliono ottenere risultati diversi da quelli del deficitario periodo 2014-2020.

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