Di Arianna Sorrentino
PERUGIA – Si festeggiano i 715 anni dalla fondazione dello Studium generale e si traccia un bilancio dell’anno accademico 2021/22: l’Università degli studi di Perugia attraverso i partecipanti alla cerimonia nella mattina innevata del 23 gennaio ha avuto modo di confrontarsi e di portare all’attenzione del governo tematiche importanti riguardo il diritto allo studio.
L’ospite d’onore è stata Anna Maria Bernini, ministro all’università e alla ricerca. Il rettore Maurizio Oliviero ha inaugurato l’anno accademico 2022/23, con uno sguardo al passato e ai risultati raggiunti: «I numeri – dice il rettore Oliviero – non sono il risultato di un rettore, ma di una grande comunità». Le informazioni salienti sulle attività dell’Ateneo negli ambiti della didattica, della ricerca, della terza missione, dell’internazionalizzazione e della sostenibilità sono stati presentati in un volume a disposizione del pubblico presente. Per quanto riguarda la didattica, ci sono stati 95 corsi di laurea, 30.359 studenti iscritti, 4.426 laureati, 186 assegni di ricerca, 468 dottorati di ricerca, 31 scuole di specializzazione e 19 master. «I numeri fanno della nostra università un punto di riferimento per il Paese e anche per la dimensione internazionale», continua il magnifico rettore. Un altro punto forte dell’Unipg è quello che guarda all’estero: 447 accordi Erasmus, 3 continenti interessati e 41 paesi coinvolti. Oltre 183 accordi di cooperazione internazionale e 24 doppi titoli. Un quadro che fa ben sperare per l’anno accademico da poco iniziato. Sono seguiti poi gli interventi della rappresentante del personale TAB e CEL Francesca Volentiera, del presidente del consiglio degli studenti Matias Cravero – che ha evidenziato le aspettative della comunità studentesca in tema di diritto allo studio, crisi abitativa e di finanziamenti all’università pubblica – e della studentessa Erasmus+ Chiara Gerriets.
La tradizionale prolusione è stata pronunciata dal professore ordinario di storia del diritto medievale e moderno presso il dipartimento di Giurisprudenza Ferdinando Treggiari. Le conclusioni sono state affidate al ministro Bernini: «L’Ateneo di Perugia rappresenta il modello ideale di università perfettamente innervata nel territorio, con radici profonde ma progetti ambiziosi proiettati verso l’esterno». A margine della cerimonia, rispondendo alle domande dei giornalisti, il ministro ha ribadito l’essenzialità del diritto allo studio, diritto che significa «garantire borse di studio e garantire la capacità di essere studenti residenziali, avere strutture che consentano di dormire dove si studia». I fondi sono stati messi, ad iniziare dai 500 milioni di euro sulle borse di studio. «Diritto allo studio non è un privilegio e deve essere garantito dai singoli atenei ma anche noi possiamo fare qualcosa – Il PNRR ha innestato potenti dosi di liquidità sulle università, sugli enti di ricerca, sui progetti. Dipende tutto da come lo si spende». Il ministro risponde anche riguardo il numero chiuso per chi vorrà iscriversi al corso di laurea in medicina: «La facoltà di medicina non può essere né chiusa chiusa né aperta aperta. Bisogna andare verso una apertura sostenibile, un’apertura programmata che tenga conto del mercato del lavoro per evitare di lasciare i disoccupati al margine della via e dando numeri esatti sulle esigenze che hanno strutture sanitarie, gli enti di ricerca, le industrie farmaceutiche – conclude – stiamo cercando di capire qual è il mercato di riferimento e quali sono i modi migliori per traghettare gli studenti alla laurea, all’iscrizione alle scuole di specializzazione». La cerimonia è stata infine suggellata dal tradizionale scambio di doni fra il Magnifico Rettore e i Goliardi e l’esecuzione del “Gaudeamus igitur”, inno internazionale della goliardia.
L’intervista al ministro Anna Maria Bernini














