di Marco Brunacci
PERUGIA – La sanità è un tema così delicato che imporrebbe serietà. Chi governa deve vincere la sfida e sul tema l’Umbria è anche partita in ritardo, ma dall’opposizione potrebbero aiutare facendo le obiezioni mirate, costruttive. Pronti a sottolineare, situazione per situazione, gli errori. Sapendo però che c’è un sistema che probabilmente è giunto vicino a collassare, tra aumenti di spesa e difficoltà del bilancio pubblico nazionale a farvi fronte.
E allora ecco l’importanza della discussione in Terza commissione consiliare. A partire lancia in resta è stata tutta l’opposizione, che voleva atterrare la maggioranza su un dato (250 milioni di disavanzo o, secondo narrazione, “buco”) che funzionerà per far prendere voti a tutte le opposizioni, ma non consente di avere un quadro di quel che si può fare e di quello che non si può fare per salvare il sistema pubblico come finora lo conosciamo.
Tutta l’opposizione (tranne Bettarelli da Città di Castello, che sembra sempre più cercare una strada sua all’interno del centrosinistra), ha tuonato, dietro il segretario regionale del Pd, Bori, affermando che la snaità sta andando verso il baratro.
Vero. Tanto vero che il governatore dell’Emilia Romagna, Bonaccini, lo ha detto e ripetuto in questi ultimi mesi, in attesa di diventare, come da pronostici, anche il segretario nazionale del Pd. Il fatto è che Bonaccini sostiene che il sistema sanità è vicino alla catastrofe se il Governo nazionale non trova 5 miliardi in tempi brevi per venire incontro a tutte le regioni italiane (forse Lombardia esclusa, che infatti ha un sistema molto proiettato verso il privato).
Bonaccini rivendica soldi nazionali per le spese del 2022 su Covid ed energia, che sono buona parte dei 250 milioni ma non tutti.
E qui si apre la spiacevole storia di quel che è successo “prima di noi”. Tesei si limita a una citazione soltanto sulle questioni giudiziarie, ma per il resto non si sottrae e tira fuori tre numeri nuovi per spiegare le difficoltà di oggi.
1. La mobilità dei pazienti è passata da attiva a passiva dal 2017 al 2019: da 25 milioni di pazienti che venivano in Umbria a 4 milioni che se ne andavano. 29 milioni persi. Di più di quanto sta succedendo ora.
2. Nel periodo 2015-2019 c’è stato un incremento di dotazione per l’Umbria da parte del Fondo nazionale per 43 milioni, ma la spesa ha avuto un incremento di 167 milioni.
3. La spesa farmaceutica per acquisti diretti, che da sempre è un nervo scoperto della sanità umbra, ha avuto una impennata nel quadriennio 2015-2019 di 50 milioni.
«Questi non graditi lasciti stiamo gestendo», dice Tesei, la quale tende a questo punto la mano all’opposizione. In ballo c’è il futuro della sanità pubblica, un sistema con alte probabilità di collassare. E allora: chiediamo insieme al Governo di “sterilizzare” i debiti dovuti a maggiori costi da Covid e caro bollette, per dilazionare il pagamento in rate pluridecennali. Ma intanto facciamo fronte agli altri debiti, risparmiando e rilanciando la produttività della sanità. La riunione della Terza commissione è finita con tutti che si dicevano pronti a difendere la sanità pubblica. Poi è arrivata la nota del segretario regionale Pd, Bori, che invece rilancia il “buco” di 250 milioni.
A questo si ripropone il problema: la sanità è giunta a un punto probabilmente di non ritorno. Farci propaganda paga di sicuro in voti le opposizioni, indipendentemente dal colore, ma quale è l’utilità per i cittadini e il loro bisogno di salute?


