«Senza una soluzione, conseguenze catastrofiche per la sanità». Grido d’allarme bipartisan delle Regioni al Governo

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Altro che modeste polemichette e piccole speculazioni. I conti della sanità di tutte le Regioni italiane (indipendentemente dal colore politico) rischiano di saltare. L’assessore dell’Emilia Romagna scrive ai ministri Schillaci e Giorgetti. Il futuro? Una fase di passaggio, poi probabilmente un diverso sistema

di Marco Brunacci

PERUGIA – Nel mentre si dibatte come si fosse a inizio anni Duemila, tra piccole polemiche, fischi ai governanti più ispirati da chi perde clienti del servizio bar e chi deve fare qualche centinaio di metri in più per recarsi al lavoro, arriva finalmente, nero su bianco, il grido d’allarme unitario (destra, sinistra, centro) delle Regioni italiane.

È scritto che tra sottofinanziamento, carenza di personale, inflazione e caro energia la sanità è a rischio crack, con conseguenze che le Regioni definiscono «catastrofiche».
Come dire: mentre c’è chi si gingilla con proteste e richieste più o meno fondate, rischia di finire l’epoca della sanità universale (quasi) gratuita a tutti.
Il grido d’allarme viene dal coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, Raffaele Donini, che a nome di tutte le Regioni ha inviato una lettera al ministro della Salute, Orazio Schillaci e al titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
Donini, per chi non fosse al dentro della materia, è l’assessore alla sanità dell’Emilia Romagna, il cui presidente è il probabile prossimo segretario nazionale del Pd, Bonaccini.
«La sostenibilità economico-finanziaria dei bilanci sanitari è fortemente compromessa dall’insufficiente livello di finanziamento del Servizio Sanitario nazionale, dal mancato finanziamento di una quota rilevante delle spese sostenute per il contrasto alla pandemia da Covid-19 e per la campagna vaccinale», scrive Donini.

Tra spese sostenute nel 2022 per il Covid e la quota non finanziata del caro bollette in Asl e ospedali, sempre per il 2022, i governatori ritengono che non ci siano risorse nazionali per poco meno di 5 miliardi di euro. Qualcosa è arrivato dal Governo per il caro energia. All’Umbria sono toccati 20 milioni, di fatto un modesto acconto.
Non sfugge che non meno dell’80% dei bilancio regionale è spesa sanitaria obbligata. Non sfugge che la cifra complessiva non è più sufficiente. Ma soprattutto non sfugge che il Governo nazionale non ha messo tra le tante emergenze cui far fronte quella sanitaria.
Segno che siamo probabilmente arrivati a un bivio.
Non è un caso che forse l’unica Regione in grado di porre rimedio alla “catastrofica” situazione è quella che più ha spinto verso il privato la sua sanità, cioè la Lombardia.
Bivio o non bivio, ragionare come qualche anno fa, tra proteste, antichi peana e speculazioni elettorali (nelle Regione a conduzione di destra come in quelle a conduzione di sinistra) più o meno velate, è semplicemente anacronistico.
Si parte per scrivere una pagina diversa della sanità nazionale. Probabilmente si passerà per una fase di transizione. Di sicuro bisognerà mettere una pezza sui debiti di oggi. Forse con una rateizzazione trentennale dell’attuale disavanzo, come già successo nel 2021. In attesa di porre le basi per un nuovo equilibrio.
E in questa fase tutto serve meno chi pensa, in maniera patetica, di vivere ai tempi di vent’anni fa.

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