Umbertide terremoto

Terremoto in Umbria: la disperazione di chi ha perso tutto: «Viviamo in un limbo»

Le testimonianze a tre settimane dalle scosse che hanno colpito Pierantonio, Pian d’Assino e Sant’Orfeto

Al.Min.

UMBERTIDE (Perugia) – La prima persona che tre settimane fa, all’alba del primo giorno dopo il terremoto del 9 marzo, aveva incontrato Umbria7 in una Pierantonio stordita era Giovanna. La troviamo anche oggi, quando sono passati ventuno giorni da quei momenti che hanno sconvolto l’esistenza degli abitanti di Pierantonio, Pian d’Assino e Sant’Orfeto.

«La situazione – racconta Giovanna – non è cambiata assolutamente, Antonino e Amid, i miei vicini di casa sono ancora in palestra. Si inizia ad avere qualche speranza sugli appartamenti ma molti rinunciano perché i costi si aggirano intorno ai 600 euro se vuoi restare in zona, soprattutto a Umbertide. Personalmente sto ancora a Montecastelli ma sto pensando di trasferirmi più a nord, verso Trestina o Calzolaro. O si pagano costi esorbitanti o sennò bisogna restare in questa condizione. Viviamo in un limbo. Sono costretta a non pagare più il mutuo. Sono completamente rassegnata».

Ma Giovanna non vuole essere l’unica voce ad essere ascoltata. Ci sono quasi duemila persone che abitano nel cratere del sisma, 700 delle quali sono senza casa e tra loro circa una trentina alloggiano al centro di accoglienza della palestra di Pierantonio.

Giovanna apre il suo smartphone e ci fa ascoltare le testimonianze di amici e conoscenti che si trovano nella sua situazione o anche peggiore.
Questa è la storia di Ilaria, una giovane mamma con due bambini: «Dal 9 marzo sono fuori casa con due bambini piccoli e sono sola. La difficoltà c’è e si vede. La mia abitazione era stata ristrutturata tre anni fa ed è completamente inagibile. Sono costretta a pagare un mutuo per i prossimi 30 anni che mi porta via ogni mese la metà del mio stipendio. Aspettiamo risposte. Attendiamo lo stato di emergenza. Devo dare una casa il prima possibile ai miei figli. Purtroppo è una situazione che è toccata a noi, che abbiamo sempre fatto sacrifici e pagato le tasse. Il nostro è un paese piccolo, ma siamo persone e speriamo che qualcuno più grande di noi ci aiuti. Da soli questa volta non possiamo fare niente».

Afferma Beatrice, anche lei fuori di casa: «Abbiamo perso la nostra abitazione. Il problema più grande è che la situazione non viene percepita come dovrebbe da tutti gli altri che abitano fuori di Pierantonio».
Etoussi è originario del Marocco ma abita in paese da tanti anni. Con la moglie, i due bambini e la suocera è tra gli ospiti della palestra: «Dopo il terremoto la nostra casa non è più agibile e da tre settimane siamo costretti a vivere qui. È una vita che non ha nulla a che fare con quella che vivevamo prima. Chiediamo aiuto alle autorità perché non ce la facciamo più a vivere con questo disagio. I bambini non dormono. Anche noi non riusciamo a chiudere occhio. Devo continuare a pagare il mutuo. Dopo 10 anni di sacrifici ho perso tutto e mi sento abbandonato come tutti. C’è tanta gente che soffre. Speriamo che qualcuno ci aiuti e di avere risposte veloci».

Stato di emergenza: se non ora, quando? Con molta probabilità la risposta al questo interrogativo potrebbe arrivare settimana prossima, quando il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, si recherà in visita nelle zone terremotate. L’arrivo del ministro nelle aree del sisma è previsto per il 6 aprile. È un mese che questa gente attende. L’ora di dare risposte vere è arrivata e non è più rimandabile.

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