TERNI – Niente più civette. Non c’è più l’ombra di una locandina fuori dai chioschi di giornali di Terni e di altre città dell’Umbria. E non è un caso. «E’ la nostra protesta silenziosa» – spiega Massimo Ciarulli, edicolante storico di viale della Stazione. Una protesta contro un marketing editoriale che uccide la categoria. «Che erode i nostri guadagli» – aggiunge. Si riferisce ai “panini”, alla strategia di vendita di due giornali al prezzo di uno, che piace molto ai lettori e meno a chi deve lavorare il doppio per guadagnare la metà. Il recente abbinamento di due quotidiani – uno sportivo – «per completezza di informazione», ha scatenato la sommossa. Sessanta edicolanti umbri si sono schierati contro questa campagna di marketing. «Il costo di questa manovra è a carico dei giornalai in quanto il guadagno finale è calcolato sul prezzo di cessione – interviene Roberto Elisei, con il chiosco di giornali che sta di fronte al PalaSì, in piazza della Repubblica a Terni – e dopo che cosa ci chiederanno di andare a lavorare nei campi di cotone?»
Per Elisei si tratta di un invito bello e buono a chiudere le attività. E ricorda: «Sono anni che in Italia abbassano le saracinesche in media mille edicole ogni 365 giorni. Se vent’anni fa se ne contavano oltre 35mila, oggi ne restano circa 10mila, molte delle quali convertite in bazar».
A questo punto i giornalai umbri decidono di attuare quella che definiscono “Protesta del silenzio”. Da giorni non espongono le locandine dei giornali “incriminati”. I fogli che urlano le notizie più “ghiotte” restano nel cellofan. «Noi rivenditori umbri non contestiamo la legittimità di una offerta che va in favore dei lettori e della completezza dell’informazione. Vorremmo però che la nostra percentuale di guadagno fosse calcolata sul totale del prezzo dei due quotidiani ceduti e non su uno soltanto. Invece va cosi. Il guadagno è inadeguato. E’ dimezzato rispetto al servizio che svolgiamo».
In sessanta chiedono di cambiare il sistema. «Pur nella crisi delle vendite dei giornali, le edicole garantiscono ancora l’80 per cento della loro diffusione. Gli editori devono capire che bisogna investire sulle edicole» – sottolinea Ciarulli. La richiesta è di un giusto compenso. La speranza è che le edicole tornino ad essere presto quei “capisaldi” sociali e culturali di quartiere.


