Davvero la Regione assente e la Perugia della politica sono il tallone d’Achille di Masselli? Certo: se cade Terni, viene giù il cdx di governo

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | I grandi rischi per il centrodestra, con soddisfazione solo per i livorosi, senza vantaggi per il centrosinistra, causa il tric trac innestato del “fattore Bandecchi”. I progetti miopi e asfittici, le divisioni e i limiti della classe dirigente. Nelle elezioni di Terni si decide per tutta l’Umbria

di Marco Brunacci

TERNI – Ma davvero la Regione è il tallone d’Achille di Masselli? Davvero a Perugia addirittura gliela stanno “tirando”? Il grido di allarme è arrivato da “ambienti” della campagna elettorale del candidato sindaco del centrodestra a Terni. Hanno ragione? E, in ogni caso, ora che succede?
Via con le considerazioni:

1.Terni – è chiaro, chiarissimo a tutti, ma forse non ai protagonisti della politica umbra – è decisiva per tutta la politica regionale. La frana del centrosinistra è iniziata lì e lì si conferma: il Pd non inverte la tendenza, neanche dopo 5 anni di amministrazione di centrodestra niente affatto impeccabile. Il centrodestra ha capito la lezione? O si balocca con l’idea bizzarra di essere stato scelto dal destino per continuare a governare? Qualcuno di questa inedita classe dirigente (che, pur con meritorie eccezioni, a partire dal segretario regionale Fdi, Zaffini,, sembra anche essere assai improvvisata) di centrodestra ha davvero messo a fuoco i rischi: Terni ko uguale Regione restituita al centrosinistra? O ognuno pensa di portare a casa sua (o del suo partito o della sua corrente di partito) chissà quale meschino bottino?

2.Davvero a Perugia qualche protagonista della politica pensa che Terni sia da trattare come l’avversario del derby di calcio? Sia chiaro: non lo ammette nessuno, ma certi comportamenti lo fanno pensare. Che poi qualche altro a Terni sia un tantino ossessionato da Perugia, questo è un altro paio di maniche. Ma nel centrodestra si sono resi conto che queste elezioni sono la partita di tutti, da Selci Lama a Nocera passando per la Somma, adesso che è stata archiviata come inevitabile che fosse, la sindacatura Latini, la quale ha avuto devastanti effetti divisivi, di sicuro al di là delle intenzioni del sindaco, che porta però la colpa di essersi fatto prendere la mano dagli eventi (e dalle persone).

3.Dal generale al particolare: nel mentre tutto rischia di crollare, partendo da Terni, addosso all’esperienza di governo del centrodestra, dicono che il sempre sorprendente segretario regionale della Lega, Caparvi, dica in giro da giorni che la candidatura Tesei alle prossime elezioni regionali non si discute. Se quella eccellente persona che è Tesei fosse scaramantica dovrebbe cominciare a girare piena di ferri di cavallo più di un carretto siciliano. Per buona sorte sua, decideranno a Roma, e l’Umbria sarà l’ultima delle scelte (come al solito, come inevitabile). Ma Tesei ha chance solo se la diga Terni regge.

4.La Regione non deve parteggiare per nessuno e ci mancherebbe. Ma se la Giunta è convinta di aver ben governato dovrà pur farlo sapere nella seconda città dell’Umbria. Tesei in testa. E’ l’abc della politica. Ma qui sembrano teoremi di fisica quantistica.
5.Abbiamo detto: Tesei in testa. Non solo gli assessori ternani. L’ottimo Melasecche ha tutte le sue sensibilità, pluridecennali progetti per Terni, e magari non coincide tutto col programma Masselli, ma è Masselli che vince o perde per conto di tutto il centrodestra. Si sarà capito?
Abbiamo detto Tesei in testa: non vuol dire che Paola Agabiti Urbani piuttosto che Michele Fioroni, o perfino Luca Coletto, debbano marcare visita. No?
6.Concludiamo prendendo in considerazione le piccole camarille ternane o certi miopi e asfittici progetti perugini, che insieme hanno una sola madre: una mentalità da perdenti, che nel centrodestra umbro ha nostalgici, instancabili aficionados. Messaggio finale a tutti i livorosi: le elezioni di Terni non sono un referendum sulla simpatia di Masselli, ma si decide se il centrodestra è in grado di continuare a governare l’Umbria.

Detto questo, girando la frittata, non è neanche vero che sarà il centrosinistra – secondo la migliore logica dell’alternanza democratica – ad avvantaggiarsi delle fragilità del centrodestra rancoroso, della Regione che gioca a nascondino, perchè a Terni c’è l’ineffabile “fattore Bandecchi”, che è una sorta di scoppiettante tric-trac di intuizioni, potenziali investimenti, pochade, battute e battutacce, progetti, intenzioni più o meno pie, innestato al centro del dibattito elettorale.
Quindi, pronti: tutti gli occhi su Terni. Si gioca un pezzo molto rilevante del destino politico e amministrativo dell’Umbria.

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