R.P.
GUALDO TADINO (Perugia) – Dopo “Seduzione e Potere. La donna nell’arte tra Guido Cagnacci e Tiepolo”, “La stanza segreta. Capolavori della figurazione contemporanea dalla collezione Massimo Caggiano” e “La forma della bellezza. Pittura contemporanea dalla collezione The Bank”, alla chiesa monumentale di San Francesco a Gualdo Tadino arriva ora la personale dell’artista toscano Massimo Giannoni “L’inganno del Vero”, composta da circa trenta dipinti, soprattutto inediti e realizzati per l’occasione della mostra in Umbria.
La presentazione dell’esposizione, promossa dal Polo Museale città di Gualdo Tadino e da Casa d’Arte San Lorenzo, con il patrocinio del Comune di Gualdo Tadino, sabato 29 aprile alle 11 nella sala Consiliare di palazzo comunale alla presenza dell’artista e dei curatori Cesare Biasini Selvaggi e Marco Tonelli e, a seguire, vernissage a San Francesco.
L’INGANNO DEL VERO
Ancora una volta la trama del racconto nella chiesa monumentale di San Francesco a Gualdo Tadino corre tra le pagine della pittura contemporanea. Circa trenta dipinti, per lo più inediti e realizzati nell’ultimo anno, documentano la ricerca artistica di Massimo Giannoni (Empoli, 1954), a partire dalle sue, ormai iconiche, librerie, biblioteche storiche e borse d’affari. Tra materia e memoria, tra sapere e attualità, la sua pittura si caratterizza per una pasta cromatica fatta di spessi strati di colore a olio. La composizione tiene in bilico l’immagine della realtà tra la concretezza dei grumi della pittura e la sua sparizione per eccesso di stratificazioni di materia. Pittura pesante quella di Giannoni, ma allo stesso tempo carnale e viva, in cui lo sguardo è chiamato costantemente a districarsi tra apparizioni e scomparse del reale compresso in interni e in ambienti affollati, dove tutto è portato in primo piano ed esaltato nella sua visione tattile.

Senza rinnegare riferimenti precisi a luoghi reali, tratti dal mondo dei media o da fotografie di librerie, di palazzi antichi o di orizzonti urbani, Giannoni è riuscito ad affermarsi come pittore di grande originalità nel campo dell’arte contemporanea, ispirandosi sia alle ricerche più estreme della pittura di grandi maestri come Gerhard Richter che di maestri della fotografia come Candida Höfer. Allo stesso tempo, tuttavia, l’artista toscano conserva la pratica artigianale del lavoro a studio di tipo rinascimentale, tra tubetti di colore, tele, trementina e pennelli, respirando l’eco della migliore tradizione pittorica di una città come Firenze, che egli ha eletto a luogo di vita e di lavoro da molti decenni.

«Abbiano scelto come titolo dell’esposizione “L’inganno del Vero” – le parole di Biasini Selvaggi – perché in Giannoni la realtà è presente e ancora riconoscibile – sia essa una biblioteca, la sede di una borsa valori, una piazza o la sala espositiva di un museo – tuttavia non nella sua apparenza, ma compressa nell’intimità dei motivi interni, al confine tra figurazione e astrazione che attraversano come un fiume carsico tutta la sua produzione pittorica. Questa poetica deve moltissimo ad Anton Čechov, al Pierrot lunaire di Arnold Schönberg, quanto al Vampiro di Carl Dreyer, agli interni di Gianfranco Ferroni e, soprattutto, agli orditi letterari di Marcel Proust».
Orari di apertura della mostra, visitabile fino al prossimo 28 giugno: da martedì a domenica e festivi dalle 10 alle e dalle 13 e dalle 15 alle 18.


