TERNI – Magari non tutti ci hanno messo piede in una aula universitaria. Ma tutti hanno chiamato in causa l’Università degli studi di Perugia.
Al dibattito organizzato dalle Acli sabato 28 aprile mattina nella sala consiliare di palazzo Spada, si è parlato di welfare, un po’ meno di lavoro, molto di università e sanità.
Quest’ultima non è una novità, d’altronde le liste di attesa per interventi chirurgici e visite specialistiche sono quelle che sono e non lasciano scampo. «A mia moglie hanno dato appuntamento dopo un anno a Pantalla» – ha detto Claudio Fiorelli che oltre a fare il candidato sindaco per i Cinque Stelle fa il medico al Santa Maria.
«Mia nonna doveva andare a Città di Castello» – ha fatto eco Emanuele Fiorini. Eppure nel quarto confronto tra i candidati a sindaco è stata l’università a scaldare gli animi. Tutti hanno preso le distanze dall’ateneo di Perugia e dal suo impegno su Terni. E se il “governativo” Masselli è stato più cauto il capopopolo Fiorini è stato scatenato.
Sabato mattina Fiorini ha dovuto lavorare per due: l’altro capopopolo, Bandecchi, non si è presentato «per motivi di lavoro».
Fiorini vuole lasciare l’Unipg per andare con Roma. Fiorelli rimarca: «Università è aria nuova e persone nuove, non può essere che Terni sia fanalino di coda, non può essere che su un sito da bonifica nazionale, si faccia il campus di Pentima, ma chi ci viene?»
Persino il mite Josè Maria Kenny, che nell’Università di Perugia ci ha passato una vita, ha tirato fuori il suo non è possibile: «Ma come facciamo ad avere meno studenti universitari di Narni?».
Sulla formazione duro anche Paolo Cianfoni (Innovatori): «A Terni c’è un incubatore di imprese tra i più importanti dell’Italia Centrale e l’università di Perugia neanche sa dove si trovi. Quello stesso incubatore che quando ha rapporto con il Lazio il primo soggetto coinvolto sono proprio le università del Lazio».
Paolo Cianfoni – in tema di formazione – sottolinea anche la vicenda dell’Its: «Sulla formazione lavorativa post diploma Terni ha dovuto fare tutto da sola perché la regione e università si sono chiamate fuori».
La lista delle lamentele è lunghissima. Quella delle possibili soluzioni brevissima. Sbattere i pugni sul tavolo e minacciare di andare con Roma, basterà?



