Ancora minacce in ospedale. L’ultima è quella di un papà: «Ho un fucile»

Perugia, il direttore generale De Filippis: «Una violenza ad un operatore è una violenza all’intero sistema»

DI ARIANNA SORRENTINO

PERUGIA – «Oggi un paziente noto, il papà di un bambino, che ha avuto più accessi in ospedale, ha minacciato gli operatori dicendo di avere un fucile». Ne ha parlato il direttore generale dell’azienda ospedaliera Giuseppe De Filippis al termine della fiaccolata organizzata per Barbara Capovani, la psichiatra uccisa da un paziente a Pisa.

«Sono episodi di violenza quotidiani. L’apice è quello della morte di Barbara, ma ogni giorno ci sono pugni, urla, violenze e minacce – continua il direttore De Filippis – stiamo cercando di arginarli. Una violenza al singolo è una violenza al sistema e questo innesca la paura da parte degli operatori di ritrovarsi in queste situazioni. Da cosa dipende? È un momento in cui la società civile è diventata aggressiva. Prendiamo tutto con aggressività e violenza e quindi anche quando ci si approccia ad un sistema sanitario non ci si rende conto di essere in un posto dove la gente è lì per aiutarti. Neanche in ospedale ci si rende conto che fare del male è fare del male a se stessi». Quindi quale sarebbe la soluzione? «Un aiuto da parte delle forze dell’ordine lo abbiamo. È aumentato il posto di polizia, ad esempio. Far sentire la vicinanza da parte loro aiuta gli operatori e aiuta i cittadini». La fiaccolata è stata organizzata dall’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della Provincia di Perugia proprio per mostrare solidarietà verso tutti i familiari di sanitari che sono stati vittima di aggressione nell’esercizio della professione.

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