R.P.
PERUGIA – Il trambusto, la paura, attimi concitati, tutto troppo veloce, «Cosa fai?». Il danno. Il lancio del petardo in aula – classe prima – di un liceo di Perugia. Colpisce la compagna di classe (sembrerebbe essere l’ex stando a voci di corridoio). Atto voluto? Un gioco?
Poi la realizzazione di averla presa – lei riporterà ustioni di secondo grado sul braccio e parte del viso – forse la paura, forse una presa di coscienza postuma, fatto sta che il ragazzo scappa dall’istituto.
Così in una mattina di maggio nella scuola tutto si ferma all’improvviso. Telefonate, soccorsi, studenti delle altre classi che si affacciano lungo i corridoi per cercare di capire cosa stia succedendo. La voce corre e passa di piano in piano.
E intanto il ragazzo non si trova. Un giro di ricerche tra docenti e genitori, nel frattempo avvisati. Sarebbe poi tornato a casa.
E intanto si cerca di dare le prime cure alla ragazza ferita. In ospedale le daranno 20 giorni di prognosi. In cuor suo la paura la seguirà ben più a lungo.
«Ero a scuola quella mattina ma la mia classe non è sullo stesso piano – racconta a Umbria7 una studentessa – Quest’anno alcuni primi sono un po’ turbolenti in quanto a disciplina, ma certo arrivare a tanto è troppo. Non è una goliardata è superare quel limite che non andrebbe mai oltrepassato».
«Abbiamo letto commenti in cui si sprona la scuola a sensibilizzare di più le famiglie – prosegue la ragazza – Nella nostra scuola questo accade da anni. Sono moltissimi i progetti, le conferenze a cui ci fanno partecipare durante l’anno che trattano di bullismo, cyberbullismo e violenza di genere. Sono argomenti che trattiamo spesso nel quotidiano anche con i nostri prof, spesso con associazioni dedicate».
«Qualcuno pensa volesse essere uno scherzo ma trovo difficile crederlo – aggiunge un’altra studentessa – Che genere di simpatia credeva di suscitare? Una ragazza è rimasta ferita e questo è gravissimo. Dovremmo riflettere. Il petardo di oggi è l’acido di domani».


