Tesei picchia duro: «Comunità montane, gestione scellerata». E sull’ICT di Umbertide: «Lo riportiamo in utile». E può diventare un modello in sanità

La presidente della Giunta in Assemblea legislativa annuncia interventi e programmi. E il protocollo per Umbertide (al pubblico il controllo, al privato la gestione) presto applicabile ad altre piccole strutture sanitarie

m.brun.

PERUGIA – Comunità montane e Istituto clinico Tiberino di Umbertide. La presidente Tesei in assemblea legislativa puntualizza, chiarisce e picchia duro.
Partendo dall’Ict. «Cosa ho ereditato? – spiega – Una società in cui il pubblico era minoranza, anche se realizza sostanzialmente tutto il suo fatturato grazie al budget del sistema sanitario regionale ed era una società che perdeva soldi (ben 2 milioni in tre esercizi). Una società in cui vi era una politica di spese fuori controllo».

Ora cosa c’è? «Dopo la spending review abbiamo ricapitalizzato l’Azienda ricostruito una governance ordinata dove il pubblico ha poteri di indirizzo, vigilanza e controllo mentre il privato poteri di gestione».
Cosa è cambiato in pratica: «Due dati su tutti: abbiamo avuto un tasso di occupazione media dei posti letto di 110 su 112, quindi sostanzialmente la totalità e insieme un ritorno all’utile addirittura a quota 500mila euro, con 118 dipendenti e un nuovo piano industriale».
Le previsioni? «Un fatturato di 10,5 milioni con un utile di 1 milione almeno, ma soprattutto permettendo un forte ammodernamento strutturale e tecnologico».
Tesei non dice che il nuovo modello potrebbe essere molto interessante per rilanciare certe piccole strutture sanitarie. Pubblico al controllo e privato alla gestione. Per riuscire a migliorare il servizio non gravando sui bilanci pubblici.
Sulle comunità montane, Tesei ha parlato di «scellerata gestione» riferendosi alla situazione della Comunità montana del Trasimeno.
La presidente ha spiegato che solo dopo la liquidazione delle altre comunità montane, alla quale il commissario Vagnetti sta procedendo, «si potrà capire quanto dei 19,2 milioni di disavanzo della Trasimeno è colmabile».
Quindi «per la parte non colmabile, all’esito della vendita dei beni patrimoniali del Fondo, si valuterà quanto del disavanzo è ascrivibile ai singoli comuni e quanto indistinto da ripartire secondo criteri».
Un finale da brivido per i Comuni del Trasimeno, ma soprattutto per i cittadini di quei Comuni che dovranno metter mano al portafogli per far fronte alla spese pazze fatte dalle amministrazioni fino a qualche anno fa.

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