di Marco Brunacci
TERNI – Che fine ha fatto il Pd di Terni, dopo aver perso malamente le elezioni, aver sdoganato Bandecchi per non aver voluto fare alleanze ed essere riuscito a prendere alle comunali, con un esercito di candidati in campo, quasi 4 mila voti di meno rispetto alle Politiche d’autunno?
Le ultime notizie risalgono al secondo round che c’è stato all’assemblea comunale del partito la scorsa settimana. Da quel che si è capito, cercando di leggere in controluce le informazioni ufficiali, è passata la linea Marina Sereni.
Per cui il segretario comunale Spinelli è ancora in sella, ma è stato opportunamente messo sotto tutela da un comitato di segreteria che avrà il compito, durante l’estate, di frequentare la città, per venire a capo dell’evidente scollamento tra Pd e Terni. Quindi, nel taccuino degli appunti, forze sociali, imprenditoriali, sindacali, società civile a tutti i livelli da sentire.
Una sorta di compiti di riparazione in attesa dell’esame di settembre per chi non ha ottenuto la sufficienza.
E poi l’esame come si svolgerà? Quale sarà il possibile risultato?
Uno scenario plausibile è questo: a settembre si riunisce di nuovo l’assemblea e si fa un giro di orizzonte per capire se c’è un nuovo segretario comunale possibile. Secondo scenario: a settembre si continua con il segretario attuale che, senza dimettersi, prosegue nell’incarico con la tutela dei garanti..
Una decisione di questo genere è dovuta, si immagina, al desiderio di non spaccare il partito ternano.
Perché Spinelli, anche nell’assemblea della settimana scorsa, ha potuto contare sul fiero sostegno dei padri nobili del partito. Se si volessero chiamare senatori, li si deve però immaginare non come quelli attuali, ma con l’ampio laticlavio e il drappo porpora dei dignitari del Senato romano: Paolo Raffaelli, Fabio Paparelli, Leopoldo Di Girolamo. Non solo un’età vicina all’essere veneranda, ma anche una grande storia.
Il più giovane Francesco Filipponi, forte per essere stato il più votato della squadra Pd ternana, ha insistito molto nel chiedere di avviare una fase nuova del partito. Ma non ha affondato.
E’ lui il futuro? Ragionevolmente sì, ma bisogna che “maturi una coscienza”, dicono maestri della sinistra ternana meno antica.
Ma insieme con lui c’era anche la ex vicesindaco Malafoglia, segno che la richiesta di cambiamento non è un’esigenza sentita solo da una generazione.
E che ne è del segretario regionale Tommaso Bori? Fa i suoi blitz a Terni carico di numeri: Terni è stata l’unica città capoluogo nella quale il Pd non è andato al ballottaggio, non avendo voluto fare alleanze (non dice : “Come avevo chiesto io”, ma si intuisce), aggiunge anche il conto della spesa: il Pd umbro ha investito in quello ternano ma il risultato non è stato positivo.
E se a qualcuno questo non è sembrato un riferimento di classe, ecco il finale – raccontano – con le percentuali impietose: a Corciano il Pd ha ottenuto il 32% vincendo, a Umbertide il 22% perdendo, a Terni il 15%, sotto la media nazionale.
Nel mentre il dibattito si avviava a conclusione e la soluzione Sereni prendeva forma, con l’imperativo di far ritrovare al partito una credibilità da interlocutore serio con tante aree della città, ecco ancora in campo i senatori romani.
Ma il loro alzare il lembo del laticlavio, con accigliato ma nobile gesto, non ha – raccontano – sortito effetti sull’assemblea.


