I Solisti Aquilani e Roby Lakatos sul palco dell’Anfiteatro Romano

Il concerto della Fondazione Carit curato da Visioninmusica, giovedì 29 giugno

TERNI – La città di San Valentino si prepara ad accogliere uno dei più straordinari eventi musicali dell’estate: il concerto dei Solisti Aquilaniaccompagnati dal re dei violinisti zigani Roby Lakatos. Un appuntamento voluto dalla  Fondazione Carit e curato da  VIsioninmusica.  «Il 29 giugno assisteremo ad un inedito racconto della tradizione zigana e gipsy attraverso brani originali e grandi classici della tradizione ungherese – spiega Silvia Alunni, direttore artistico di Visioninmusica –  accompagnati dagli archi de I Solisti Aquilani, in una fusione di culture e tradizioni musicali unica nel suo genere». L’appuntamento è alle ore 21 all’Anfiteatro Romano, i biglietti sono in vendita sul circuito Vivaticket (maggiori informazioni su visioninmusica.com/i_solisti_aquilani__roby_lakatos_ensemble/)

«E’ un onore poter riavere con noi un artista del calibro di Roby Lakatos e del suo ensemble – aggiunge Silvia Alunni –  già ospiti di Visioninmusica nel 2008. Lo sappiamo tutti,  ci sono personalità artistiche che si distinguono per la loro versatilità e che potresti ascoltare per ore. Roby rientra a pieno titolo in questa categoria e la porta ad un livello superiore. Roby riesce a fare del suo virtuosismo e del suo istinto d’improvvisazione un mezzo unico per raccontare e condividere la tradizione del suo popolo».

Il virtuoso delle quattro corde, la cui peculiarità è anche quella di integrarsi abilmente in contesti orchestrali, come è già avvenuto con la Gelders Orkest e la Pannon Philharmonic, si unirà questa volta ad una formazione d’archi affiancata da una gipsy band, quest’ultima composta da due violini, chitarra, piano, cimbalom e contrabasso. Un repertorio che,  sebbene non coincida alle radici musicali dei due organici, offirà spunti per un proficuo confronto e una reciproca ispirazione, dal momento che nella stessa personalità di Lakatos convergono molteplici tradizioni, condite da un’attitudine all’improvvisazione e ad una sensibilità eclettica postmoderna. Non sorprenderà dunque ascoltare una versione del celebre Volo del calabronedi Rimski-Korsakov, accanto a un tango di Piazzolla, e alla più celebre delle 21 Danze ungheresi (o per meglio dire zigane) di Brahms. 

I Solisti Aquilani si costituiscono nel 1968 sotto la guida di Vittorio Antonellini. Il loro repertorio spazia dalla musica barocca alla musica contemporanea. Hanno tenuto tournée in tutto il mondo, ospiti delle maggiori istituzioni musicali in iconiche sale da concerto (Philharmonie di Berlino, Teatro alla Scala di Milano, Musikverein di Vienna, Salle Gaveau di Parigi, Wigmore Hall di Londra, Teatro Real di Madrid, Carnegie Hall di New York, Teatro Coliseo di Buenos Aires). Vantano prestigiose collaborazioni artistiche con Maurice André, Felix Ayo, Paul Badura Skoda, Hermann Baumann, Michele Campanella, Severino Gazzelloni, Jean Pierre Rampal, Angela Hewitt, Krzysztof Penderecki, Massimo Mercelli, Salvatore Accardo, Luis Bacalov, Andrea Griminelli, Giovanni Sollima, Mischa Maisky, Vladimir Ashkenazy, Mario Brunello, Shlomo Mintz, Richard Galliano, Gerard Korsten, Manuel Barrueco, Marco Rizzi, Andrea Lucchesini, Giuliano Carmignola, Peter Eötvös, John Malkovich. Nel 2017 hanno tenuto al Palazzo del Quirinale il concerto per la Festa della Repubblica alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Nel maggio del 2022 sono stati di nuovo invitati ad esibirsi nel Salone dei Corazzieri in occasione della visita di stato del Presidente della Repubblica dell’Algeria. Nel 2019 sono stati ospiti a Bruxelles, nella sede del Parlamento Europeo, e a Roma, a Palazzo Montecitorio, con il progetto Una nuova stagione: un’interpretazione in chiave ambientalista delle Quattro Stagioni di Vivaldi. Nel corso degli anni hanno realizzato “prime esecuzioni assolute” di composizioni commissionate ad Alessandro Solbiati, Ennio Morricone, Marco Tutino, Marcello Panni, Fabio Vacchi, Ivan Fedele, Nicola Campogrande, Roman Vlad, Marco Di Bari, Silvia Colasanti, Stefano Taglietti, Matteo D’Amico, Carlo Boccadoro, Fabio Massimo Capogrosso, Carlo Galante, Roberta Vacca, Mauro Cardi, Francesco Antonioni, Gianvincenzo Cresta. Dal 2013 la direzione artistica è affidata a Maurizio Cocciolito. Daniele Orlando è il violino di spalla

Nato nel 1965 in una famiglia di musicisti – discendente diretto di János Bihari (1764-1827), il “re dei violinisti tzigani” – Roby Lakatos si rivela ben presto un bambino prodigio, esordendo come primo violino in un’orchestra tzigana a soli nove anni. L’educazione musicale ricevuta in famiglia viene formalmente perfezionata al conservatorio Béla Bartók di Budapest. Dopo aver vinto concorsi violinistici nazionali, all’età di 19 anni si trasferisce in Belgio, prima a Liegi e poi a Bruxelles, dove suona regolarmente al locale Les Ateliers de la Grande Ile: qui ha modo di collaborare con Vadim Repin e Stéphane Grappelli. La sua carriera prende progressivamente una dimensione internazionale e con il suo ensemble partecipa a numerosi festival (Schleswig-Holstein, Académies Musicales de Saintes, Ottawa Chamber Music, Ludwigsburg Schloßfestspiele, Helsinki Festival) esibendosi anche al Concertgebouw di Amsterdam, al Parco della Musica di Roma, alla Zankel Hall della Carnegie Hall di New York ecc. Seguono apparizioni con grandi orchestre (London Symphony, French National Radio, Dresden Philharmonic, solo per citarne alcune) e con musicisti di primo piano (Giora Feidman, Herbie Hancock, Joshua Bell, Maxim Vengerov, Nigel Kennedy, Randy Brecker ecc). Al primo album Gipsy Style (1991) per l’etichetta MW Records, fa seguito Lakatos (1998) per Deutsche Grammophon. Ancora per la casa discografica tedesca pubblica Live from Budapest (1999) e As time goes by (2002) confrontandosi con un’eterogenea gamma di compositori: da Zoltán Kodály a Johannes Brahms, da John Williams a Charles Aznavour. La sua discografia si arricchisce rapidamente di nuovi titoli: Lakatos with musical friends (Universal, 2001), Kinoshita meets Lakatos (Avex, 2002), Fire dance (Avanti Jazz, 2005), Klezmer karma(Avanti Classic, 2006), The four seasons (Avanti Classic, 2015), Tribute to Stéphane & Django (Avanti Jazz, 2017), Out of sight (Gramola, 2017) e Peacock (Avanti Classic, 2019). Dal 2020 Roby Lakatos è ambasciatore della International Yehudi Menuhin Foundation.

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