di Marco Brunacci
TERNI – Il meccanismo lo conosciamo bene per lo sviluppo che ha avuto nella politica di questi ultimi anni: il leader politico manda sue “orecchie” (anche professionisti selezionati) nei bar per sapere di cosa discute la gente e poi ci costruisce sopra una sceneggiata.
Il popolo (sempre meno popolo) si sorprende e pensa: è proprio quello di cui parlavamo ieri al bar.
Basterebbe una risata per darci in taglio.
Sbagliato. Il gioco ancora funziona. Salvo che, con le chiacchiere da bar, si può prendere qualche centinaio di voti in più ma è impossibile governare.
Ora noi siamo sicuri che il metodo Bandecchi non sia questo, anche se un po’ somiglia.
E allora diciamo che l’ultima esternazione del sindaco, in verità sempre più noioso e prevedibile, quella che sfida Arvedi ad andarsene da Terni, può essere presa sul serio o come una burla.
Proviamo a prenderla sul serio: se Arvedi va via da Terni e torna a Cremona salta l’accordo di programma. Un miliardo per Terni città. Di cui 700 che mette il Gruppo Arvedi ricorrendo al proprio bilancio e il resto lo Stato italiano.
Che fa? Interviene il livornese Bandecchi col piccolo bilancio di Unicusano?
Chi può dare un futuro alle tremila famiglie ternane che vivono di Acciaierie? Magari qualche imprenditore asiatico già visto all’opera in Treofan?
E l’inquinamento l’ha fatto forse Arvedi in qualche mese?
Le tesi sono così fuori asse che noi siamo più propensi a credere che si tratti di una riuscita imitazione del compianto Tino Buazzelli in Tarantin di Tarascona.
Qualche (più o meno) divertente spacconata e tutti a casa.
Con meritato applauso al sindaco Bandecchi, un caratterista di livello.
Una preghiera però: dopo le tante gag sull’ospedale, si limiti con quelle su Arvedi. Magari l’acciaiere le prende sul serio e se ne va per davvero.
Per chi vive a Livorno non sarà una gran problema, ma per chi sta a Terni sì.


