di Marco Brunacci
PERUGIA – Sanità, come noto non va bene. È meno noto che ci sono però 15 Regioni a rischio commissariamento per i conti e tra queste non c’è l’Umbria, che sta invece tra le 5 regioni, con Lombardia e Veneto, di serie A.
Il bilancio dell’Umbria è un buon bilancio nell’emergenza generale. Pur tenendo presente che gli avanzi sono poca cosa, un bilancio in equilibrio mette i cittadini pazienti dell’Umbria al riparo da tagli forzosi di servizi.
L’arrivo del commissario ministeriale in una regione, come è noto, comporta interventi che inevitabilmente si ripercuotono sulle prestazioni.
Quando si dice “piano di rientro” per i cittadini sono comunque guai.
È evidente che qui ci sono problemi per smaltire le liste d’attesa. Che le questioni sono serie.
Altrettanto evidente è che la sanità umbra sta provando ad arginare una emergenza che è di tutta Italia.
Il ministro Schillaci sta chiedendo in queste ore al suo collega del Mef, Giorgetti, più soldi per il Fondo sanitario nazionale.
Dei 15 miliardi persi in questi anni tra diminuzione di potere d’acquisto e rinnovi contrattuali da pagare, la sanità ha necessità assoluta di almeno 4 miliardi.
La sola Umbria avrebbe bisogno di 150-200 milioni in più per mantenere il livello dei servizi e cercare di far partire la medicina territoriale. Dando un ulteriore taglio alle liste d’attesa.
Ps. Il giudizio tranchant sulla sanità umbra da parte del procuratore della Corte dei Conti resta come un utile monito ma va inserito nel contesto molto difficile della sanità nazionale.


