TERNI – Il sindaco Stefano Bandecchi e l’assessore regionale alla mobilità Enrico Melasecche in queste ore sono impegnati a scambiarsi colpi di artiglieria sul trasporto pubblico.
L’amministrazione comunale a firma Bandecchi ha fatto sapere che non vuole stare più in Umbria Mobilità. Il Comune di Terni invoca i 5 milioni di euro di quota per trasporto pubblico per procedere ad una autonoma gara che possa individuare un proprio gestore.
Ma è così semplice?
Per Enrico Melasecche il percorso prevede ben nove dirupi, dall’indizione della gara, alla perdita del risparmio fiscale, alla disponibilità dei bus in gran parte di proprietà della regione, alla mancanza di collegamento con la rete regionale.
Melasecche paventa penali nonché azioni risarcitorie dagli altri soci di Umbria Mobilità.
Melasecche, infine, richiude i cassetti che Bandecchi ha minacciato di aprire. «Sono allibito, non temo minacce o ricatti» – tuona l’assessore regionale rifererendosi al sindaco.
Minacce o meno, scambi di accuse o meno, la partita non è semplice.
Uscire dalla società vuol dire cedere le quote. Quelle del comune di Terni varrebbero due milioni di euro ma ci deve essere qualcuno disposto a comprarle. Ancora: Umbria mobilità avrebbe debiti per 60 milioni, di cui cinque, nella ripartizione delle quote, a carico del comune di Terni. In sostanza – fermo restando che si tratta di primissimi dati tutti fa confermare- per salutare Umbria Mobilità ci vorrebbero almeno tre milioni. Il costo del biglietto del bus chiamato desiderio si annuncia salato.


