di Fabio Paparelli
TERNI – ll destra-centro ternano versa in una condizione particolare, una sorta di sindrome, che mi fa tornare in mente un antico modo di dire: “fare il nesci”. Tratto dalla locuzione latina “nescire”, ovvero ignorare, “fare il nesci” significa appunto, fare i vaghi, fingere di non ricordare o di essere addirittura all’oscuro di qualcosa. Fare lo gnorri, come si dice comunemente.
È questa la condizione che imbarazza quanti, loro malgrado, dopo esserlo stati fino alla “compiacenza”, non possono più dirsi sostenitori del neo sindaco Bandecchi. Dopo anni di ammiccamenti, intese e progetti sbandierati, l’epilogo finale di questo strano rapporto, ha raggiunto il suo apice con la baruffa andata in scena di recente in Consiglio Comunale, e poi salita rapidamente alle cronache nazionali, oltre che sui tavoli della Procura e del Ministero degli Interni. A quei fatti non poteva che seguire lo sdegno e la presa di distanza di tutto il destra-centro senza distinzione alcuna.
Non me ne vorranno taluni se provo a ricordare, ad una politica smemorata e a quanti pensano che tutto sia accaduto per caso, che proprio a Terni, la pattuglia degli “amici” di Bandecchi, era ben nutrita, o, se non altro, assai qualificata, visto che arrivava a sfiorare le alte sfere di Lega e Forza Italia.
Parliamo ad esempio dell’ex sindaco Latini, a cui, l’attuale primo cittadino, stranamente, non imputa alcuna responsabilità rispetto ai disastri compiuti dalla precedente amministrazione comunale, di cui era a capo; proprio gli stessi che non risparmia di denunciare ogni giorno.
Ma come non ricordare, soprattutto, il senatore forzista, Raffaele Nevi, che dopo aver beneficiato, legittimamente s’intende, per se’ e per il suo partito, di lauti finanziamenti provenienti dalla galassia dell’ex presidente della Ternana, fino a poco tempo, fa si vantava addirittura di aver fatto risuonare, per ben tre volte, il nome di Bandecchi nell’aula di Montecitorio, in occasione, niente di meno che, dello spoglio dei voti per elezione del Presidente della Repubblica. Un siparietto a dir poco discutibile di cui, da grande elettore, sono stato testimone diretto.
Una menzione speciale va poi all’assessore regionale, Enrico Melasecche, che guardiamo, attoniti e divertiti, cannoneggiare oggi con un certo furore in direzione di Palazzo Spada, quando, fino a qualche mese fa, era prono sul tavolo della raccolta firme promossa a sugello dell’affaire “Stadio- Clinica”. Un progetto proposto alla Regione Umbria dallo stesso Bandecchi, su cui l’attuale assessore ha costruito parte delle sue fortune elettorali (anche se, ad onor del vero, è stato ripescato dai non eletti, ma questo è un dettaglio trascurabile).
A tale riguardo ricordo con piacere, sempre a quei politici dalla memoria corta, che per aver osato criticare pubblicamente quello che ritenevo essere un progetto non corretto, sotto il profilo della legittimità, mi piovvero addosso critiche feroci ispirate da chi era intento a raccogliere firme e consensi. Come se fossi contrario al nuovo stadio e pregiudizialmente ostile all’idea di una clinica privata a Terni. Si trattava invece, ieri come oggi, di mettere in chiaro ciò che la legge consente o non consente di fare, nell’interesse dell’imprenditore e delle istituzioni, anziché seguire la scia di chi assecondava certi appetiti per trarne, magari, qualche beneficio elettorale, come ha provato a fare, per altro, una certa destra locale.
Mi viene da pensare, allora, che se certe sponde strumentali fossero state a suo tempo evitate e ci fosse stata la dovuta chiarezza di rapporti, oggi, forse, Terni non si troverebbe nella confusione istituzionale in cui versa.
Ecco, su questo passaggio della storia recente, un po’ di autocritica e di riflessione collettiva non guasterebbe.
Quanto ai novelli orfani di Bandecchi, costretti dalla situazione a “fare il nesci”, consiglio di rileggere, oggi più che mai, un verso di Dante Alighieri contenuto nel XXIX Canto dell’Inferno, che dice: “credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa”. In parole povere: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.


