Cirano deve morire regia Leonardo Manzan_Alessandro Bay Rossi_ ph Filippo Manzini
foto di Filippo Manzini

Danza, prosa, ma anche classici in chiave rap e miti per la nuova stagione di Foligno

Ecco il cartellone in programma tra Politeama Clarici e auditorium San Domenico

di Francesca Cecchini

FOLIGNO (Perugia) – Otto spettacoli per la nuova stagione di prosa a Foligno che si appresta a prendere il via in più location il prossimo 27 settembre sotto il segno del Teatro stabile dell’Umbria. Un cartellone, come afferma il sindaco Stefano Zuccarini, che sarà «sicuramente un altro fiore all’occhiello nella ricca proposta culturale della nostra città, grazie al quale Foligno può essere protagonista in Umbria nel panorama dell’offerta teatrale e punto di riferimento per l’Italia centrale».

«Una serie di appuntamenti a tutto tondo – prosegue il primo cittadino – che sapranno soddisfare gli appassionati e, sono convinto, conquistare nuovo pubblico. L’amministrazione comunale anche questa volta ha dato piena e totale disponibilità, mettendo a disposizione tra l’altro l’auditorium San Domenico che è un contenitore culturale di prestigio internazionale. Un ringraziamento ancora una volta al Teatro stabile dell’Umbria, con il quale collaboriamo con reciproche soddisfazioni e un caloroso benvenuto a Foligno a tutti gli artisti che saliranno sul palco, e a chi sarà a lavorare dietro le quinte, per farci vivere emozioni che solo la magia del teatro è capace di trasmettere».
La stagione, ideata in sinergia da Comune e Stabile proporrà un dialogo tra teatro e nuove generazioni: «Dalla danza – spiega il direttore Tsu Nino Marino – con coreografie internazionali firmate da Marcos Morau e Ohad Naharin, al successo di Silvio Orlando con “La vita davanti a sé”. Alcune delle più significative figure del teatro, dal mito di Medea riletto da Marco Sgrosso ed Elena Bucci, a Otello di Shakespeare firmato da Andrea Baracco insieme a Letizia Russo, fino a una dirompente riscrittura del Cyrano in chiave rap».

Marte-Spellbound25 @sarameliti
foto di Sara Meliti

Si inizia venerdì 27 ottobre al Politeama Clarici con due coreografie della compagnia Spellbound Contemporary Ballet “The real you” di Mauro Astolfi (fondatore e direttore artistico) e “Marte” di Marcos Morau. Costruzione di uno spazio dove poter ritrovare un valore essenziale, una realtà ideale che potrebbe essere eterna la prima che vedrà in scena i danzatori Maria Cossu, Mario Laterza, Martina Staltari, Lorenzo Beneventano, Alessandro Piergentili, Anita Bonavida, Miriam Raffone, Roberto Pontieri e Giuliana Mele. Il ricordo di un momento in cui tutto era possibile, in cui la realizzazione e il fallimento sono raggiunti in tutto il loro splendore, la seconda con i danzatori Maria Cossu, Mario Laterza, Martina Staltari, Lorenzo Beneventano, Alessandro Piergentili, Anita Bonavida, Miriam Raffone, Roberto Pontieri e Giuliana Mele.

Testimone d'accusa

Mercoledì 15 novembre, sempre al Politeama Clarici, spazio a “Testimone d’accusa” di Agatha Christie, con Vanessa Gravina e Giulio Corso, con la partecipazione di Paolo Triestino e con Michele Demaria, Antonio Tallura, Sergio Mancinelli, Bruno Crucitti, Paola Sambo, Francesco Laruffa, Erika Puddu, Lorenzo Vanità Vanessa Gravina e Giulio Corso, per la regia di Geppy Gleijeses, traduzione di Edoardo Erba. Un dramma giudiziario, mai messo in scena in Italia in un grande allestimento, accuratissimo nel rendere le procedure e il gergo avvocatizio, presenta un classico finale con doppio colpo di scena ed è stato imitato più volte, ma mai superato.

Up & Down

Un happening comico, disobbediente e commovente, che ha come filo conduttore le relazioni, tra cui la relazione con il tempo, con le emozioni, con la diversità arriva sul palco dell’auditorium San Domenico giovedì 23 novembre con “Up & Down” di e con Paolo Ruffini e la compagnia Mayor Von Frinzius, per la regia di Lamberto Giannini. Attraverso il filtro dell’ironia si indaga l’abilità e la disabilità alla felicità. Una rappresentazione dai connotati surreali e dagli sviluppi inaspettati con una forte connotazione d’improvvisazione, che interrompe le liturgie teatrali e offre al pubblico una vera e propria esperienza in cui le distanze tra palcoscenico e platea si annullano, e alla fine attori e spettatori si trovano per condividere un gesto rivoluzionario: un grande abbraccio.

Silvio Orlando - foto Laila Pozzo
foto Laila Pozzo

Sempre all’auditorium San Domenico martedì 12 dicembre Silvio Orlando è il protagonista di “La vita davanti a sé”, dal testo “La vie devant soi” di Romain Gary Emile Ajar. Pubblicato nel 1975 e adattato per il cinema nel 1977, al centro di un discusso premio Goncourt, il romanzo parla della è la storia di Momò, bimbo arabo di dieci anni che vive nel quartiere multietnico di Belleville nella pensione di Madame Rosa, anziana ex prostituta ebrea che ora sbarca il lunario prendendosi cura degli “incidenti sul lavoro” delle colleghe più giovani. Pagine commoventi e ancora attualissime sulle vite sgangherate che vanno alla rovescia, ma anche di un’improbabile storia d’amore toccata dalla grazia. Spettacolo vincitore del premio Le Maschere del Teatro Italiano 2022 come Miglior monologo. Con Orlando sul palco: Daniele Mutino (fisarmonica), Roberto Napoletano (percussioni), Luca Sbardella (clarinetto/sax), Kaw Sissoko (kora/djembe).

La-canzone-di-Giasone-e-Medea_ph.Umberto-Favretto
foto di Umberto Favretto

Giovedì 18 gennaio all’auditorium San Domenico c’è “La canzone di Giasone e Medea” da Euripide a Seneca, da Apollonio Rodio a Franz Grillparzer e Jean Anouilh, di Elena Bucci e Marco Sgrosso, anche sul palco con Nicoletta Fabbri, Francesca Pica e Valerio Pietrovita. «La vicenda della madre assassina e dell’eroe greco indegno di gloria continua a spaventarci dopo millenni – dicono gli autori – mentre le parole di Euripide e le successive riscritture del mito introducono temi che ci toccano profondamente».

FND-Aterballetto - Yeled - ph. Claudio Montanari (68)
foto di Claudio Montanari

Venerdì 26 gennaio si torna al Politeama Clarici con Aterballetto e le coreografie “Yeled” (creazione per 16 danzatori) di Eyal Dadon e “Secus” (creazione per 16 danzatori) di Ohad Naharin. Yeled in ebraico significa bambino. Possiamo cambiare noi stessi da adulti? Possiamo tornare bambini? “Secus” vanta un collage musicale che si estende dagli insoliti stili elettronici di Agf alle seducenti melodie indiane di Kaho Naa Pyaar Hai fino alle armonie risonanti dei Beach Boys.

Martedì 13 febbraio al Politeama Clarici sarà la volta di “Otello” di William Shakespeare, una produzione del Tsu realizzata con il contributo speciale della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli, diretta da Andrea Baracco e interpretata da un cast tutto al femminile: Valentina Acca, Flaminia Cuzzoli, Francesca Farcomeni, Federica Fracassi, Federica Fresco, Ilaria Genatiempo, Viola Marietti e Cristiana Tramparulo. Con “Otello” il Bardo ha consegnato alla letteratura occidentale uno dei suoi personaggi più archetipici: Iago. Attraverso di lui anche una riflessione spietata, eppure carica di pietas, sulle debolezze umane e sull’imprevedibile capacità che abbiamo di generare il male e di accoglierlo come insospettabile parte di noi stessi. La potenza del triangolo Otello-Iago-Desdemona sta nella corsa verso la distruzione di sé e degli altri, in un gioco che trasforma l’immaginazione in realtà e la realtà in immaginazione.

Cirano deve morire regia Leonardo Manzan_Alessandro Bay Rossi_ ph Filippo Manzini
foto di Filippo Manzini

A chiudere il cartellone mercoledì 13 marzo all’auditorium San Domenico sarà “Cyrano deve morire” di Leonardo Manzan (anche alla regia) e Rocco Placidi, liberamente ispirato a “Cyrano de Bergerac” di Edmond Rostand, con Paola Giannini, Alessandro Bay Rossi, Giusto Cucchiarini. Uno spettacolo-concerto con testi e musiche originali dal vivo che trasforma la poesia di fine Ottocento in potenti versi rap. Rime taglienti e ritmo indiavolato affrontano in modo implacabile il tema della finzione attraverso il racconto di inganni e di morte, di fedeltà agli altri e di tradimento di se stessi, di parole che seducono e di silenzi che uccidono. È una straordinaria storia di amore e di amicizia uno dei più famosi “triangoli” del teatro moderno, è la storia di due amici e di una donna di cui entrambi si innamorano: sono tre ragazzi proprio come i giovani attori chiamati a interpretarli sulla scena.

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