TERNI – Piatto povero a chi? Non alla minestra di patate, visto che l’ingrediente principe è diventato un lusso a Terni. Dove l’inflazione ha rialzato la testa passando dal 5,6 per cento di agosto al 5,8 di settembre, contrariamente al dato nazionale (in discesa). E dove persino il costo delle patate è aumentato del 28, 2 per cento (del 35 le patate surgelate), tanto che al piatto che le famiglie di contadini mettevano in tavola nelle rigide giornate d’inverno perché le patate costavano niente, probabilmente si dovrà rinunciare. Così come si arriverà a togliere dal menù della vigilia di Natale la frittata di patate senza uovo, che la tradizione abbina al baccalà.
I servizi statistici del Comune di Terni hanno rilevato, nell’appena trascorso mese di settembre, un aumento medio dei prezzi degli alimentari e delle bevande analcoliche pari a dell’1,2 per cento. A pesare nel carrello della spesa dei ternani, adesso, anche le patate. Anche se l’aumento più significativo rispetto allo stesso mese ma del 2022 lo registra lo zucchero (+52,6%), seguito dall’olio d’oliva (+42,4%), dal riso (+16%). Il bollettino statistico segnala anche l’aumento su base annua del prezzo del pane e «in particolare della differenza rilevata a Terni tra quello fresco che è cresciuto del 6,3% e quello confezionato, aumentato quasi tre volte tanto (+16,3%)». Stessa differenza si è rilevata anche per i prodotti di pasticceria, con un aumento di quelli confezionati molto più alto rispetto a quelli freschi.
Diminuiscono invece, ma di poco, i prezzi di latte e latticini: un calo minimo che comunque non compensa i nuovi aumenti. Tanto che riempire il carrello del supermercato è diventato un miraggio.



