di Francesca Cecchini
CORCIANO (Perugia) – Dieci spettacoli per la stagione del Teatro stabile dell’Umbria al teatro Cucinelli di Solomeo – presentata giovedì 12 ottobre alla presenza del direttore artistico Tsu Nino Marino e dell’ospite di casa Federica Cucinelli – dove ad aprire i battenti venerdì 27 e sabato 28 ottobre sarà “Romeo e Giulietta di William Shakespeare, per la regia Gigi Proietti, la traduzione e l’adattamento di Angelo Dallagiacoma. A tre anni dalla scomparsa del grande artista, lo spettacolo torna in tournée dopo vent’anni dal debutto. Un viaggio d’amore, passione e tragedia, raccontato con maestria dal genio creativo di Proietti che, con la sua regia, dà vita a questa epica storia d’amore in modo unico ed emozionante.
Si prosegue domenica 19 novembre con il coreografo Jérôme Bel che porta in scena “Isadora Duncan”, dedicato alla pioniera assoluta della danza moderna. Con questa coreografia ideata per la danzatrice Elizabeth Schwartz, Bel prosegue il suo progetto pluriennale sui ritratti di ballerini celebri: «La ballerina e coreografa americana Isadora Duncan, pioniera assoluta della danza moderna, incarna una nuova libertà non solo per l’arte coreografica ma anche per la condizione femminile. La sua vita tumultuosa, che fece di lei un’eroina, affascinò la sua epoca, contribuendo probabilmente allo straordinario splendore del suo nome e della sua leggenda in tutto il mondo. Con i suoi piedi nudi, le sue delicate tuniche “alla greca” e i suoi movimenti “liberi”, cioè liberi da ogni tecnica conosciuta, impose una nuova idea della danza che poggia sull’invenzione, l’improvvisazione e l’armonia del corpo e dello spirito. Al suo seguito, ogni coreografo dovrà trovare il suo “linguaggio” personale».

Venerdì primo dicembre c’è la prima nazionale di “Impossibile” (spettacolo in francese con sottotitoli in italiano) di Erri De Luca, che vede il gradito ritorno a Solomeo dell’icona del cinema europeo Fanny Ardant, protagonista a Carlo Brandt, con musiche eseguite dal vivo da Levon Minassian.
Si va in montagna per sperimentare la solitudine, per sentirsi minuscoli di fronte all’immensità della natura. Sono molteplici gli imprevisti che possono accadere, da un incontro ravvicinato con un cervo all’attraversamento di una foresta sradicata dal vento. Su un ripido sentiero delle Dolomiti, un uomo cade nel vuoto. Dietro di lui, un secondo uomo lancia l’allarme. Ma non sono estranei. Compagni dello stesso gruppo rivoluzionario quarant’anni prima, il primo aveva consegnato il secondo e tutti suoi ex compagni alla polizia. Un incontro improbabile, una coincidenza impossibile, specialmente per il magistrato incaricato del caso, che cerca di far confessare al sospettato un omicidio premeditato.

Sabato 16 dicembre a chiudere il 2023 sarà Massimiliano Gallo con il suo recital “Stasera, punto e a capo!”, insieme a Shalana Santana e Carmen Scognamiglio e l’ensemble diretto dal maestro Mimmo Napolitano composto da Gianluca Mirra, Giuseppe di Colandrea, Davide Costagliola e Fabiana Sirigu.
«Si mette un punto per ricominciare – asserisce l’autore – Cominciare da capo, riprendere, ma non per forza facendo un passo avanti. Si può ricominciare anche tornando un po’ più indietro. Azzerando, portando a zero, cancellando, annullando quello che di buono non si è fatto. Quello che buono non è. E allora facciamolo: generazioni a confronto! Per capire se questa vita è quella che ci siamo scelti. Io un po’ la invidio la mia adolescenza, invidio i miei anni ottanta! Gli anni della fiducia, del benessere, della positività. I primi videoclip, gli Swatch, la New Wave, il Commodore 64, il Muro di Berlino, Canale 5, la donna in carriera, il telefono a gettoni, Reagan e Gorbaciov. Vorrei uno spettacolo straordinario, una festa, un motivo per rincontrarsi e ridere di come eravamo, di quello che siamo diventati. Sarà uno splendido viaggio, fatto di parole, immagini e canzoni. Non vedo l’ora di stringervi, non vedo l’ora di buttarvi le braccia al collo… Buio in sala, che la festa cominci».

Primo spettacolo del nuovo anno, domenica 21 gennaio in doppia replica, “+Erba” della compagnia Tpo, consigliato a partire dai 4 anni, direzione artistica Davide Venturini e Francesco Gandi, danza Běla Dobiášová e Valentina Consoli.
Uno spettacolo interattivo in cui le due danzatrici creano, con la partecipazione dei bambini, una città immaginaria. La danzatrice “architetta” osserva il paesaggio e disegna l’intera città partendo dalle case, le strade e gli spazi urbani. La danzatrice “giardiniera” invece osserva la terra, gli insetti, disegna erba ed alberi. I due personaggi si muovono in una scena vuota dove due grandi schermi allineati evocano una stanza delle meraviglie. Ma la città appena nata è un ambiente vivo e quindi nuovi personaggi e nuovi eventi entrano in gioco. Arrivano i bambini a popolare lo spazio ed a colorare la scena, arrivano gli insetti, le stagioni: la città da piccola diventa più grande e complessa. Il sogno di una città green si realizza, ma nella città c’è anche una minaccia, una fabbrica che crescendo allontana gli insetti, gli uccelli e fa morire gli alberi. Saranno le danzatrici, insieme ai bambini, a ridisegnare lo spazio in modo che la natura possa crescere di nuovo: è qui che avverrà il “concerto degli alberi”.

Doppio appuntamento sabato 3 e domenica 4 febbraio con il debutto in prima nazionale dello spettacolo “Une journée particulière” (spettacolo in francese con sottotitoli in italiano) con Laetitia Casta protagonista dell’adattamento teatrale del film cult di Ettore Scola con Roschdy Zem, Joan Bellviure, Sandra Choquet, adattamento per il teatro Gigliola Fantoni e Ruggero Maccari, testo francese Huguette Hatem, regia di Lilo Baur.
Il 6 maggio 1938 a Roma, mentre Hitler incontrava Mussolini durante una parata, ebbe luogo un incontro inaspettato: Antonietta, casalinga e madre di sei figli, bussa alla porta di Gabriele, giornalista sportivo single, per recuperare il suo pappagallo che si è rifugiato sul davanzale del vicino. Contro ogni previsione, la donna – ammiratrice del duce e garante della buona condotta ideologica della sua casa – e il colto giornalista – licenziato a causa della sua omosessualità e separato dal compagno – finiscono per impegnarsi l’uno con l’altro. Gabriele esprime il dolore legato alla sua sessualità in una società virile e misogina, Antonietta confessa la sua angoscia di donna ignorante e di moglie tradita.

Altro ritorno in Umbria per Olivier Saillard giovedì 14 e venerdì 15 marzo con il suo nuovo lavoro “Moda povera V – Les vêtements de Renée”, dedicato alla madre, con Axelle Doué, Olivier Saillard, Zoé Guedard e Gaël Mamine.
«Renée è scomparsa due anni fa – spiega lo storico e curatore di moda – I suoi vestiti sono rimasti per lunghi mesi orfani dentro un armadio. Anche se questa assemblea di corpi inerti poteva essere regalata, o dispersa, si è deciso di salvaguardare tutti questi individui afoni, ma con un’anima. Non che fossero preziosi, di lusso o di materiali nobili, tutt’altro. Renée aveva pochi capi ma ben scelti, si riforniva nei grandi magazzini della zona industriale da quando i negozi del centro città avevano abbassato uno a uno le loro serrande. Proprio perché sono vestiti modesti e umili, la sua forma di aristocrazia emerge dalla cura con cui li teneva. Anche l’usura diviene un ricamo. Da questo catalogo di emozioni che i vestiti rappresentano è nata una collezione inedita. Tutti i vestiti di Renée sono stati modificati da tecniche di alta moda, dalle competenze e dalla storia della moda che amiamo ricordare attraverso le creazioni nella nostra impresa pedagogica Moda Povera».
Sabato 23 e domenica 24 marzo arriva la compagnia Carlo Colla & Figli, la più grande e antica compagnia di marionette esistente al mondo, con la fiaba “La bella addormentata nel bosco” (spettacolo consigliato a partire dai 4 anni).
Sul palco gli eventi che avevano sconvolto la Francia di Luigi 14esimo. Questi sono alla base della maledizione che Desolazione scaglia sulla piccola Aurora. Alla misteriosa profezia che chiude lo spazio e ferma il tempo, si contrappone la filastrocca della Fata Armonia che incanta e addormenta i piccoli Silfi e gli abitanti del castello, a ripetere il rito della figura materna che acquieta l’animo del bimbo con racconti fantastici. L’arrivo del principe Desiderio restituisce il sapore della vita cavalleresca: sconfitte le creature evocate dalla perfida Desolazione, il principe può correre verso la sua eroica impresa e risvegliare la bella e gli abitanti del castello dal sonno profondo in cui erano caduti.

Prima assoluta da giovedì 16 a sabato 18 maggio per la nuova produzione del Tsu dell’autore-attore Matthias Martelli che debutta con “Eretici. Il fuoco degli spiriti liberi”. Ci sono donne e uomini che nei secoli hanno percorso vie diverse da quelle indicate: sono scienziati, filosofi, artisti, pittori, giullari, liberi pensatori, che hanno scelto di essere dissidenti, rischiando in primo piano la loro stessa esistenza. Martelli intreccia le vite di questi spiriti ribelli, raccontando come il loro pensiero ardente, ostacolato e deriso, abbia oltrepassato il tempo, arrivando fino ad oggi. Uno spettacolo che non si limita alla narrazione, ma deflagra in esplosioni di personaggi e immagini, fra storie tragiche e lampi di assoluta comicità e ironia.

A chiudere il sipario del Cucinelli sabato 25 maggio sarà ” Des milliers de baisers” (spettacolo coprodotto dal Tsu in francese con sottotitoli in italiano), omaggio a Peter Brook, basato sulla corrispondenza e sulle opere musicali di Mozart, con con Kathryn Hunter e Sylvain Levitte, adattamento e regia di Marie-Hélène Estienne, adattamento musicale Franck Krawczyk.
«Franck Krawczyk e io – spiega la regista – volevamo riprendere il lavoro che avevamo chiamato un Flauto, un’improvvisazione magica in un sobborgo di Santiago del Cile, realizzato nel momento storico in cui gli studenti sfilavano ogni giorno nelle strade. Abbiamo ripreso in mano Mozart e Il flauto magico, ascoltando le musiche che egli componeva in quel periodo e, volendo approfondire, ci siamo immersi in due libri: uno è L’ultimo Anno di Mozart, l’altro è semplicemente l’enorme volume della sua corrispondenza. Leggendo le sue lettere e i racconti dei testimoni di quell’ultimo periodo, abbiamo scoperto che Mozart pensava che il Requiem che stava componendo fosse proprio il suo Requiem e non una commissione. Sto morendo – disse l’ultimo giorno della sua vita – ho il sapore della morte sulla lingua, mentre indicava a uno dei suoi allievi come finire questo Requiem. Siamo rimasti così colpiti che abbiamo voluto fare l’esperienza, con l’aiuto della celebre Kathryn Hunter e di Sylvain Levitte (uno degli attori di Tempest Project di Peter Brook) di leggere queste lettere, a volte molto buffe e prosaiche, a volte piene d’amore per sua moglie Constanze».



