Cosmi non si candida. Scende in campo per Play Time e punta su sport, cultura e creatività

DI ARIANNA SORRENTINO

PERUGIA – Serse Cosmi non si candiderà a sindaco. «Lo escludo – risponde ai giornalisti – Anche se ci fosse una coalizione di forze e qualcuno mi chiedesse di candidarmi». Non lascia spazio ad interpretazioni Cosmi durante l’incontro aperto al pubblico della presentazione del progetto Play Time insieme a Alessandro Riccini Ricci al cinema Zenith martedì pomeriggio.

«Play Time è un modello di lavoro che prevede di utilizzare la città di Perugia e chi lavora per trasporti, cultura e sociale per coinvolgere i vari soggetti. È un progetto aperto, mira a creare una rete all’interno della quale la città possa essere ascoltata. Costruiremo questo progetto insieme sulle esigenze e bisogni della città», spiega l’ideatore Riccini Ricci. I fili conduttori: lo sport, la cultura e la creatività. «A Perugia manca la felicità. Noi vogliamo tenere insieme le persone: recuperare il senso di comunità, una rete tra soggetti, dove si lavora insieme. L’obiettivo è ripetere il passato, questo può essere un contributo per la città rispetto all’attuale nebbia o rassegnazione che mi pare di vedere in questo momento». Proiettato sullo sfondo “Back to the future”. E per rilanciare il progetto, arriva il “testimonial” Serse Cosmi. «Più che testimonial, Serse Cosmi incarna una serie di valori, è una persona credibile per la città, ed ha la capacità di tenere insieme le persone, questo lo rende una parte essenziale del progetto», risponde Riccini.

Prende parola Cosmi, la platea Pd drizza le orecchie. «Io amo il calcio, amo Perugia, amo il Perugia, nonostante tutto, aggiungo. Con il tempo ti senti in dovere di fare qualcosa per quella che è la tua storia, per quello che Perugia ti ha dato. Perugia mi ha dato tantissimo, e sento questo dovere, per quella che è mia posizione, per quella che è stato, per qualsiasi tipo di progetto. E questo mi è stato proposto e mi è piaciuto». E poi uno sguardo alla Perugia attuale: «La città è alla deriva. Vedo un individualismo che mi sembra abbia toccato una punta massima. Non c’è più comunità, Perugia è una città sdraiata. Guardate i giovani: scappano».
Fine presentazione, è il tempo delle domande dal pubblico. Un fan: «Sono contento di avere Serse vicino a me – dice prendendo parola – vorrei fare una testimonianza. Sono a Perugia da quasi 30 anni, la prima volta ero vicino al Turreno con due amici, ci ha visto e ci ha detto “Fratelli, fratelli”, è stato un affetto da subito. È stato spontaneo, vero e quel calore mi è rimasto. Io lavoro nel campo dell’inclusione, io partecipo a questo progetto perché la credibilità è Cosmi». Giornalisti pronti. Serse, si candida a sindaco o no? «Io ho parlato di un contributo al progetto che mi piace molto. Una persona che ha voglia è coinvolta nelle cose della città. Io vorrei fare ancora l’allenatore, la domanda decade con la mia premessa. È difficile vedere un allenatore sindaco. Non esiste nel mondo». E la presa di posizione su Bandecchi? «Ero indispettito. A Perugia, le questioni dei perugini vanno risolte dai perugini. Era un modo per dire: svegliamoci. Io parlavo a chi non capiva che direzione prende Perugia». Un’ultima domanda: «Se ci fosse una coazione di forze, di partiti, forze civiche e qualcuno viene da te e ti chiede di candidarti, tu lo escludi completamente?». « Sì, lo escludo. Il contributo è diverso dalla figura del sindaco».

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