Inside / Riparte la via italiana all’acciaio. Da venerdì 3-4 commissari all’ex Ilva e come socio privato il gruppo Arvedi viene dato in pole position

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Rumors insistenti indicano la ripresa del percorso che si era interrotto per le difficoltà dei rapporti con Mittal a Taranto. Terni tornerebbe ad avere un ruolo strategico nazionale e internazionale. E c’è chi vede anche un possibile fil rouge tra la riconversione green dei due stabilimenti

di Marco Brunacci

TERNI – Vi ricordate di Acciaio Italia, con un ruolo per la Terni di Arvedi nel decisivo progetto di rilancio di produzione e qualità nazionale, in un contesto europeo? Umbria7 ne ha parlato più e più volte in questi ultimi anni. Le difficoltà incontrate a Taranto hanno frenato questo processo, per tanti versi inevitabile, una vera sfida del futuro per l’economia italiana e quella europea nel contesto della concorrenza globale.

Da venerdì si ricomincia a tessere la tela, magari con un nome diverso: l’inside che è in grado di ricostruire Umbria7 dice che il 22 dovrebbero essere nominati almeno 3, forse 4 commissari alla guida dell’ex Ilva di Taranto. Si prenderà atto della determinazione – salvo davvero inattesi colpi di scena – degli indiani di Mittal di lasciare l’Italia. Sarà il Governo – secondo le indiscrezioni – a farsi carico dello stabilimento con 10.700 lavoratori effettivi in questo momento, e altri tremila in cassa integrazione, per non prendere in considerazione l’indotto.
Una nazionalizzazione? Diciamo che i tam tam raccontano di un passaggio verso la soluzione che, all’inizio, si progettava con a bordo anche Mittal ma che ora dovrebbe avere altri protagonisti. Il Governo entrerebbe sì al 100%, ma nel contempo aprirebbe il percorso per avere un socio privato in tempi brevi, forse brevissimi.
Ascoltando i rumors, la strada più facile da immaginare porterebbe al Gruppo Arvedi, al momento considerato da analisti in pole position per le sue caratteristiche di acciaierie principe. Ci sarebbero anche opzioni internazionali e anche una nazionale (secondo alcune voci potrebbe riguardare anche il Gruppo Marcegaglia). Tutte ipotesi da confermare e che potrebbero però alla fine anche affiancarsi alla soluzione Arvedi.
Questo si intravede, scrutando la palla di vetro, nel futuro di uno dei siti produttivi più strategici nel contesto nazionale, all’interno della fondamentale partita dell’acciaio.
Tra l’altro potrebbe esserci un fil rouge tra la riconversione green dello stabilimento di Terni e quella di Taranto.
Prospettive in ogni caso di grande interesse in una prospettiva umbra.
La questione viene dipanata in queste ore al ministero di Adolfo Urso, che ha annunciato nelle settimane scorse il via libera per l’Accordo di programma sull’Ast di Terni, in attesa dell’ultimo semaforo verde, ma solo burocratico, da Bruxelles. Raccontano anche di un interessamento alla vicenda anche da parte del ministro Fitto, pugliese ed ex governatore, quindi uno dei massimi conoscitori delle vicende ex Ilva.
In ogni caso, venerdì riparte il percorso dell’acciaio italiano, comunque venga chiamato. Da Terni prestare attenzione.

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