Sismografo
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Terremoti nello Spoletino e nell’Orvietano:  «Sono originati da faglie ben distinte e separate»

L’analisi di Michele Arcaleni, geologo e sismologo presso l’osservatorio Bina di Perugia

ALESSANDRO MINESTRINI

PERUGIA – L’Umbria è tornata a fare i conti con la paura del terremoto. Le scosse che si sono registrate nell’Orvietano e nello Spoletino hanno fatto riaffiorare alla mente i momenti drammatici dello sciame sismico del 2016 e del 2017 quando l’intera Italia centrale venne messa in ginocchio. Senza dimenticare il terremoto di Pierantonio del 9 marzo di quest’anno. Fortunatamente, questa volta, non sono stati registrati danni a persone e nessuna persona è rimasta coinvolta Per comprendere al meglio le dinamiche dei fenomeni che si sono verificati tra il 6 e il 7 dicembre, Umbria7 ha sentito il parere di Michele Arcaleni, geologo e sismologo presso l’osservatorio sismico “Bina” di Perugia.

Come spiega Arcaleni, verso le 21.06 del 6 dicembre, si è attivato «un distretto sismico localizzato a circa 4 km a sudest dell’abitato di Allerona. La scossa è stata avvertita in modo distinto anche a Perugia. In seguito a tale scossa si sono verificate alcuni terremoti con magnitudo inferiore, come è del tutto normale in queste situazioni. Per quanto riguarda la sismicità storica, nella zona in questione, i pochi terremoti forti che si sono verificati negli ultimi mille anni non hanno mai superato magnitudo superiori a 5.9 gradi Richter».

Sempre a partire dalla giornata di mercoledì e per tutto il 7 dicembre, prosegue lo studioso, si è attivato «un altro distretto sismico tra Spoleto e l’abitato di Eggi che ha dato origine ad una quarantina di terremoti con magnitudo compresa tra 1 e 3 gradi Richter. Alcune di queste scosse, anche se di magnitudo contenuta, sono state avvertite dagli abitanti di Spoleto a causa della vicinanza degli epicentri alla città. Spoleto, nei secoli passati, ha risentito raramente degli effetti di terremoti così vicini. Se si consulta la sismicità storica di questa località, come per Allerona, è possibile constatare che il terremoto più forte avvenuto a Spoleto non ha superato una magnitudo di 5.9».  

Le due zone, dice ancora Arcaleni, attivate quasi contemporaneamente «almeno a livello geologico, risultano indipendenti e separate. Non si tratterebbe quindi di un’unica struttura tettonica collegata ma di due distretti sismici indipendenti, originati da faglie ben distinte e separate. Non si esclude, tuttavia, un’azione di “risentimento” dovuta alla propagazione delle onde sismiche da un distretto verso l’altro».

Tale azione, aggiunge il sismologo, può «aver turbato “equilibri precari” e quindi agevolato l’attivazione del distretto vicino. Un effetto di “disturbo” già notato in precedenza in Umbria per oltre crisi sismiche. Per ora quindi, in considerazione della sismicità storica delle due aree e, soprattutto, delle magnitudo relativamente contenute, non si ravvisano particolari situazioni di emergenza».

Tuttavia, esamina ancora Arcaleni, si tratta «di una valutazione e non certo di una previsione in quanto il terremoto è un fenomeno, per ora, impossibile da prevedere. E’ necessario monitorare attentamente la situazione con le reti sismiche locali e, soprattutto, sperare che la situazione possa volgere al termine nel più breve tempo possibile».

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