TERNI – E’ sempre più labile il confine tra manutenzione ordinaria e straordinaria per l’intervento che per ora ha portato alla paralisi del cantiere della fontana di piazza Tacito. L’impianto, spento il 15 gennaio, è fermo ai box dal 21 dello stesso mese ed in pista non c’è un progetto per riattivare il monumento idrico disegnato dagli architetti Mario Ridolfi e Mario Fagiolo.
La pulizia del catino e delle parti soggette alla sedimentazione del calcare è stata effettuata. La “fodera” alle colonne del catino è stata inserita. Ma all’appello manca il grosso: la sabbiatura e poi la verniciatura di tutto il castello che, a due anni dal restauro, risulta scrostato.
Un trattamento che non rientrerebbe nella manutenzione ordinaria in capo ad Asm, la quale mette per iscritto nel contratto di affidamento del Comune che effettuerà tutta una serie di avori «ad esclusione della verniciatura». Il nodo, lo potrà sciogliere solo il Comune di Terni. Ma al momento da Palazzo Sada non ci sono notizie ufficiali. Le ultime sono di settembre di quando il monumento venne spento per due giorni per le indagini “in house”. Una vicenda curiosa, aperta con la dichiarazione del vice sindaco Corridore l’8 giugno 2023 di voler portare il restauro in tribunale «per individuare le responsabilità». La nota stampa: «Assumeremo ogni iniziativa per individuare le responsabilità della situazione in cui versa la Fontana di Piazza Tacito. Stiamo ascoltando molte versioni discordanti, ma non avendo riscontri nell’immediato e soprattutto soluzioni, procederemo a richiedere un accertamento tecnico preventivo in Tribunale. È inaudito che un simbolo della nostra città dopo meno di un anno e mezzo dall’ultimazione dei lavori versi in questa situazione». Poi l’aperura del cantiere a gennaio 2024 e lo stop. Di oggi, mercoledì 7 febbraio, la richiesta di accesso agli atti da parte del capogruppo del Pd in consiglio comunale, Francesco Filipponi.


