«Per il futuro della Conca non c’è altro sviluppo che quello sostenibile»

Giacomo Porrazzini, già sindaco di Terni e parlamentare europeo, presenta l’iniziatva “Pensare il domani e progettare il presente”: «Proponiamo di aprirci ad un lavoro comune, da parte di soggetti, settori, territori»

Aurora Provantini

TERNI – Possono il territorio della conca ternana e le comunità che lo abitano darsi un programma di sviluppo sostenibile, integrato, sulla base di una visione unitaria delle singole storie? Dei problemi aperti, delle risorse materiali ed immateriali disponibili, degli obiettivi di fondo, riconosciuti come comuni? 

«Una risposta positiva la possono dare le istituzioni rappresentative, le forze politiche e quelle economiche e sociali » – afferma  Giacomo Porrazzini, già sindaco di Terni e parlamentare europeo.  «La nostra idea è che lo si possa fare per mezzo di un impegno che, intanto, prova a mettere in comune gli strumenti di sviluppo già a disposizione o da acquisire». Porrazzini, oggi presidente dell’associazione “Pensare il domani”, presenta l’iniziativa  promossa in collaborazione con il Comune di Narni e Federmanager di Terni:  “Pensare il domani e progettare il presente”, il 4 maggio al Museo Eroli di Narni, nell’ambito del Festival nazionale dello sviluppo sostenibile. Una sorta di invito ad impegnarsi a tradurre sul territorio il paradigma della sostenibilità: «Proponiamo di aprirci ad un lavoro comune, da parte di soggetti, settori, territori».  «Dal primo confronto del 4 maggio  potremo verificare se ci sono le condizioni per procedere su questo nuovo cammino, per le nostre comunità». 

«Con l’avvio della programmazione regionale – ricorda Porrazzini – nei primi anni 70 del secolo scorso, si provò, con la proposta d’istituzione dei Consorzi economico-urbanistici, a promuovere una programmazione unitaria a questo sistema territoriale intercomunale. Allora quella opportunità non fu colta, per il prevalere d’interessi e pregiudizi politici di parte. Oggi, crediamo, tale possibilità non solo si presenta di nuovo ma s’impone, come necessaria, sicuramente opportuna per tutti. La realtà ci chiama a compiere questa scelta. Il territorio di cui parliamo è stato, tutto, incluso nel programma “Area di crisi complessa”. Nel 2015, poi, Istat, sulla base degli studi sui flussi d’interscambio delle attività economiche, dei servizi e delle popolazioni, classificò questo territorio del sud Umbria, come uno dei 96 sistemi urbani intermedi, esistenti in Italia: 18 Comuni, per 180.000 abitanti. Perché ha una vita comune molto estesa ma è sostanzialmente privo di una programmazione della stessa. Come fosse un sistema locale unitario, a sua insaputa. Ma oggi abbiamo un problema ed una opportunità comune in più. Quella legata alla transizione ecologica ed alla decarbonizzazione delle attività produttive e civili. Del resto comune è la storia industriale di Narni e Terni, tra chimica, energia e siderurgia e comuni sono i problemi storici di un eccesso di emissioni inquinanti e climalteranti; oggi c’è, anche nel Pnrr , per non dire del green deal europeo, o della Nrl, una scelta di fondo per ripristinare i danni ambientali e ridurre l’impronta ecologica delle comunità locali. La nostra condizione negativa può diventare, se siamo capaci di progettualità, una straordinaria opportunità positiva di nuovo e virtuoso sviluppo e di raccolta di risorse disponibili per realizzarlo; comunitarie, nazionali e regionali, pubbliche e private. Intanto si può provare ad utilizzare in modo più integrato gli strumenti e le risorse già disponibili. Ne abbiamo individuate  una decina:

1) l’Accordo di programma AST -Arvedi, per la produzione sostenibile di acciaio; 2) la Hydrogen Valley, assegnata per la realizzazione alla Sangraf, con possibile collegamento, in zona Gallese-Orte, con l’Idrogenodotto internazionale SoutH2; 3) l’Accordo di programma integrato, Terni-Narni, per la qualità dell’aria; 4) il progetto di ricerca “Biomat” per lo sviluppo della produzione innovativa di bioplastiche, presso Novamont; 5) il progetto di economia circolare della NAR.TI, per il recupero di Titanio da fanghi di lavorazione; 6) il recupero del progetto TERNHY, per la produzione di energia fotovoltaica, per la produzione di H2 verde, presso siti industriali di Terni e Neramontoro; 7) il Programma di realizzazione di una rete di Comunità energetiche rinnovabili; 8) il Network “urban regeneration” che impegna 31 imprese del territorio; 9) il completamento della ciclovia Valnerina-Terni- Narni-Orte, per la promozione di un turismo escursionistico dolce; 10) l’attuazione della nuova legge europea “Nature restoration law” , che può interessare 8 siti del territorio locale, per una superficie complessiva di 10.000 ha».

«L’attuazione di queste misure di nuovo sviluppo sostenibile – conclude Porrazzini – tanto più in una logica d’integrazione reciproca, può dar vita a nuove iniziative  d’impresa, a creare o riqualificare competenze professionali e posti di lavoro specializzati, sui jobs del futuro, può creare, nel complesso, un sistema territoriale innovativo, aperto e competitivo. Certo, la messa a sistema delle misure di sviluppo sostenibile richiede che la stessa programmazione regionale sia riorganizzata anche per ambiti territoriali funzionali alla realizzazione di progetti integrati. Oggi, abbiamo la possibilità di approfondire alcuni strumenti e di acquisire la disponibilità a lavorare congiuntamente, nei prossimi mesi, per mezzo di soluzioni organizzative da trovare insieme. Con l’obiettivo di organizzare un nuovo appuntamento, entro l’anno, per fare un punto sui risultati raggiunti per mezzo di una progettualità reciprocamente dialogante e condivisa. Una delle risorse immateriali da non sottovalutare»

Nuovo ospedale di Narni e Amelia, si accelera

Estorsione, atti persecutori e violenza sessuale, espulso straniero