«Il pronto soccorso di Terni una trincea dove ha perso l’umanità»

La lettera di un cittadino alla Regione per lamentarsi della situazione del Santa Maria

«Un’intera nottata buttato vicino a un compagno massacrato  con la sua bocca digrignata volta al plenilunio con la congestione delle sue mani penetrata nel mio silenzio ho scritto lettere piene d’amore Non sono mai stato tanto attaccato alla vita»

Sono versi che precedono la lettera-denuncia di un professionista ternano: «Erano le 22,30 del primo  maggio quando, seduto nell’atrio del Pronto Soccorso dell’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni, mi sono venuti alla mente questi versi. Avevo trascorso una giornata intera in questo luogo, dove mia madre, ottanta tre   anni e un pacemaker, si trovava ammassata, insieme ad altri ottanta malati, in locali angusti, progettati per il transito e non per il ricovero dei pazienti.

Tra urla e gemiti, sotto la luce fioca notturna, si affannavano, senza sosta, medici e infermieri, correndo da un ferito all’altro come in una trincea crivellata dai colpi del nemico. Un nemico sottile, che giorno dopo giorno li ha privati delle risorse indispensabili per combattere; un nemico che vuole smantellare un ospedale, già fiore all’occhiello della sanità nazionale; un nemico che, per ragioni oscure, vuole togliere alla nostra città un’azienda ospedaliera, costringendoci ad emigrare verso nord per curaci. Caro Presidente e Carissimi Assessori, vi invito a recarvi in un giorno qualunque al Pronto Soccorso di Terni, per rendervi conto come si vive in una trincea e spero di vedere sui social network da Voi quotidianamente utilizzati un roboante spot in cui Vi vanterete di avere posto fine alla guerra».

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