Pnrr, finanziati 4.500 progetti per oltre 5 miliardi. Tesei: «Umbria ai primi posti per la gestione del Piano»

La presidente risponde anche sull’autonomia differenziata: «Procedure iniziate dal governo Gentiloni»

PERUGIA – PERUGIA – L’Umbria è «ai primi posti per la gestione delle procedure del Pnrr». Con circa 4.500 progetti finanziati, per un importo totale di oltre 5 miliardi. Ha risposto così la presidente della Regione Donatella Tesei durante il question time a palazzo Cesaroni.

L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha infatti discusso venerdì 26 luglio l’interrogazione a risposta immediata che chiedeva di «conoscere l’ammontare dei fondi Pnrr già erogati ai soggetti che devono realizzare progetti nel territorio regionale; il complessivo stato di attuazione del Pnrr in Umbria, nonché il quadro generale dei progetti già approvati che investiranno il nostro territorio e il loro stato di avanzamento; quali sono gli interventi avviati, per quale ammontare, con quali finalità e il grado di integrazione di questi con lo stesso Pnrr». L’atto ispettivo, presentato dalla consigliera Simona Meloni (capogruppo Pd) ha anche chiesto «un elenco dettagliato delle risorse e i rispettivi progetti già in fase di realizzazione, di quelli approvati e non ancora avviati e dei progetti programmati e non ancora finanziari».

«Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – ha ricordato Meloni in Aula – si inserisce all’interno del programma Next Generation EU, il pacchetto da 750 miliardi di euro, costituito per circa la metà da sovvenzioni, concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica da Covid – 19. La principale componente del programma NGEU è il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (Recovery and Resilience Facility), che ha una durata di sei anni, daI 2021 al 2026, e una dimensione totale di 672,5 miliardi di euro (312,5 di sovvenzioni, i restanti 360 miliardi con prestiti a tassi agevolati). A seguito del DL 77/2021 ‘Governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure’, convertito in legge 108/2021, il governo centrale ha adottato una governance del Pnrr di tipo ‘top-down’, attribuendo alle Regioni un ruolo sia di governance che di attuazione concreta degli interventi. Quindi è arrivato il decreto-legge 2 marzo 2024 n. 19 recante ‘Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza ha introdotto misure di semplificazione e accelerazione delle procedure, incluse quelle di spesa, strumentali all’attuazione del Piano, nonché provvedere al rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni titolari degli interventi. Il successo del piano, dunque, dipende in buona parte dalla capacità delle amministrazioni pubbliche di presentare e mettere in atto i progetti. Un terzo delle risorse totali messe a disposizione dal Pnrr (66 miliardi di euro) sono destinate a investimenti che saranno gestiti a livello territoriale. A livello generale, gli enti locali ricoprono un ruolo centrale nell’attuazione del Pnrr, come realizzatori di gran parte dei progetti con ricadute immediati sui territori. La Regione Umbria, nell’aprile 2021, ha presentato al governo nazionale il piano ‘Pnrr Umbria 2021-2026’, volto a supportare digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, rivoluzione verde e transizione ecologica, infrastrutture per una mobilità sostenibile, Istruzione e ricerca, inclusione e coesione, e la salute, ideato con la logica di fungere da acceleratore della nostra economia. Dalla relazione presentata in Aula dalla presidente Tesei il 25 giugno scorso si evince che l’Umbria abbia intercettato 3,8 miliardi di euro di finanziamenti Pnrr, cifra che con i cofinanziamenti, raggiunge un totale di 5,1 miliardi utili alla realizzazione di 4500 progetti; di questi, 1435 vedono gli Enti locali come soggetti attuatori per un totale di 700 milioni di euro di investimento. Non sono stati però illustrati dati analitici sullo stato di attuazione e avanzamento degli stessi, per conoscere l’effettivo stato dell’arte di attuazione dei progetti».

La presidente della Giunta regionale, Donatella Tesei, ha risposto che «i dati sul Pnrr erano contenuti nel resoconto di legislatura che ho illustrato in questa Aula a giugno. Abbiamo fornito continue informative anche al Consiglio regionale. Il Piano è stato uno dei pilastri dell’azione del governo regionale. 4500 progetti finanziati; 5,1 miliardi complessivi di finanziamenti. Il 70% di essi sono in fase di realizzazione. A livello nazionale l’Umbria viene presa ad esempio per la gestione dei progetti del Pnrr. La banca d’Italia ha evidenziato che l’Umbria utilizza più che in passato i fondi comunitari ed è terza, dopo le province di Trento e Bolzano, nell’ottimale utilizzo delle risorse del Piano. La Regione Umbria non ha ruolo di autorità di gestione dei fondi Pnrr, che invece vengono assegnate direttamente ai singoli soggetti beneficiari attuatori. Una scelta già criticata dalla Conferenza delle Regioni. L’unico strumento analitico per monitorare i singoli progetti attivati in Umbria è la piattaforma Regis, in cui convergono tutte le regioni a prescindere dagli enti attuatori. I dati della piattaforma, disponibili dal 2022, sono forniti in forma aggregata. Abbiamo allestito una cabina, con una direzione specifica, per agevolare le procedure richieste dal Pnrr. Nel portale regionale c’è anche una sezione specifica dedicata al Piano».
Meloni ha replicato che «siamo a conoscenza della complessità delle procedure. A volte però sarebbe necessaria un’analisi qualitativa dei progetti presentati e finanziati. Quale impatto hanno avuto sui territori e sulla regione».

L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

La presidente Tesei ha risposto anche all’interrogazione a risposta immediata sulla autonomia differenziata, presentata dalla consigliera Donatella Porzi (Gruppo Misto) che chiedeva di sapere «se trattenere la gran parte del gettito fiscale si traduca automaticamente in una maggiore efficienza tanto più in una Regione come l’Umbria non autosufficiente dal punto di vista economico e con una popolazione molto anziana; se è corretto che l’autonomia differenziata comporti necessariamente una sottrazione di ingenti risorse alla collettività nazionale e la disarticolazione di servizi e infrastrutture logistiche (come i trasporti, la distribuzione dell’energia, la sanità o l’istruzione); se la Giunta sostiene la sottrazione del gettito fiscale alla redistribuzione su tutti i territori che violerebbe poi il principio di solidarietà economica e sociale contenuto in Costituzione, andando a aumentare le disuguaglianze tra Nord e Sud, con un conseguente crollo sociale ed economico dei territori più svantaggiati come la Regione Umbria».

La presidente della Giunta, Donatella Tesei, ha risposto che «siamo probabilmente entrati in un clima di campagna elettorale. L’Autonomia sarà certamente una sfida perché richiederà capacità di lavorare, di governare e di fare scelte. Ho letto con attenzione tutto l’atto della consigliera Porzi e credo sia necessario fare chiarezza evitando omissioni di comodo. Uno spazio di autodeterminazione regionale nell’ambito della Repubblica è stato previsto dalla Costituzione. Forme di Autonomia sono già previste nella Carta sia per le Regioni a Statuto speciale che per le altre. Fu il Governo Gentiloni, nel 2018, a dare il via a procedure di Autonomia, che anche l’Umbria ha richiesto. Ci fu anche un incontro congiunto Umbria-Marche per definire le materie su cui richiedere maggiore autonomia. Strano che allora non siano montate tutte le proteste di questi giorni. Nel disegno Calderoli vengono previsti livelli essenziali di prestazioni che devono essere garantiti a tutti, per affermare il principio di eguaglianza. Si potrà deformare solo in meglio, garantendo livelli superiori. Esiste dunque un percorso serio, da seguire obbligatoriamente. L’Umbria oggi versa alla finanza pubblica 16 milioni di euro (7 più del passato) per sanare operazioni del passato. La base dell’Autonomia è il residuo fiscale: una stima di delta tra gettito fiscale e spesa pubblica territoriale. Per l’Umbria il residuo risulta positivo di 485 milioni di euro medi nell’ultimo quadriennio, non consentirei mai una riforma che danneggiasse l’Umbria e non prevedesse livelli minimi per le prestazioni, che peraltro punterei da subito a superare in positivo. Questa Regione oggi è economicamente più forte del 2018, quando voi avete chiesto l’Autonomia. In questa legislatura abbiamo ridotto il debito regionale di 84 milioni e gestito molte situazioni debitorie che abbiamo trovato. Tutto senza alcun incremento fiscale. Siamo pronti alle sfide del futuro, facciamo meno propaganda e utilizziamo maggiore serietà nell’affrontare le questioni». 

Donatella Porzi ha replicato che «ho seguito i lavori del 2018 per quel tentativo di Autonomia che però riguardava solo 3 materie su 23. Le informazioni e il cronoprogramma riportato dalla presidente è molto utile ed io ho solo chiesto di avere un aggiornamento su questo processo. La risposta ricevuta mi soddisfa ma mi preoccupano le posizioni di alcuni presidenti di Regione del suo partito».

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