PERUGIA – Almeno 17 colpi, tra furti e rapine. Dalla Trinità a corso Vannucci, passando per Fontivegge e via della Pallotta.
Di questo è accusato il 26enne italiano (ma di origini eritree) nei cui confronti è stata disposta una misura cautelare in carcere eseguita dalla polizia di Stato: l’uomo è ritenuto responsabile dei reati di furto aggravato, rapina, ricettazione, lesioni personali ed utilizzo indebito di carta di pagamento ai danni di diversi esercizi commerciali del capoluogo, dai supermercati agli alberghi. Le indagini, svolte dalla squadra mobile diretta da Annamaria Ghizzoni e coordinate dalla procura della Repubblica «hanno consentito – spiega il procuratore capo Raffaele Cantone – di ricostruire nel dettaglio la condotta dell’indagato che, nel periodo compreso tra il maggio 2023 e l’agosto 2024, ha consumato nel centro cittadino numerosi furti in danno di esercizi commerciali non esitando ad usare violenza nei confronti di addetti alla sicurezza che Io avevano sorpreso a rubare».
Per giungere all’identificazione del 26enne, gli agenti della Mobile hanno preliminarmente esaminato i fatti criminosi commessi in danno di numerosi esercizi commerciali e partendo dall’analisi di ogni singolo episodio, hanno visionando le immagini dei sistemi di videosorveglianza, ascoltato vittime e gli eventuali testimoni; l’attività ha consentito di ricostruire i fatti nonché il modus operandi utilizzato dall’indagato. Le indagini hanno così ricostruito numerosi episodi di furto aggravato, rapirle, indebito utilizzo di carta di pagamento oggetto di furto ai danni di cittadini, ricettazione e lesioni personali in danno di addetti alla sicurezza degli esercizi commerciali presi di mira. Compreso l’episodio in cui, un mese fa, per impossessarsi di merce esposta, non ha esitato a usare violenza nei confronti di un addetto alla vigilanza che l’aveva sorpreso, procurandogli lesioni personali giudicate guaribili in 40 giorni;
Dopo la richiesta di misura cautelare avanzata dalla procura, il gip ha ritenuto che, a fronte del numero dei delitti posti in essere che «denotano uno spiccato carattere di gravità ed insidiosità, in capo all’indagato sussista il concreto pericolo di reiterazione imponendosi, pertanto, l’esigenza di un “immediato intervento cautelare”». «Questo è stato nella specie reso possibile – spiega Cantone -, stante la recente modifica normativa solo in ragione dell’impiego, in un episodio delittuoso, di una bottiglia come strumento di aggressione alla vittima. Da qui l’applicazione all’indagato – per í reati ascrittigli – della misura cautelare della custodia cautelare in carcere».


