TERNI – «E’ venuto giù il teatro». Una volta si diceva per sottolineare che lo spettacolo era particolarmente piaciuto. Ma ora a Terni lo spettacolo è la demolizione del Verdi, di quel cinema teatro realizzato da Lucioli nel dopoguerra. L’opera di Luigi Poletti infatti – inaugurata nel 1849 e intotolata a Giuseppe Verdi nel 1901 – fu ricostruita nel 1949 con notevole riduzione dei volumi del teatro precedente, ad eccezione della facciata.
E adesso, un po’ perché la demolizione sembra portarsi via un pezzo di storia ternana e un po’ perché fino a qualche giorno fa i ternani si domandavano se mai sarebbero ripartiti i lavori in quel cantiere, stanno tutti con il naso all’insù e gli occhi rivolti verso che la grande pinza che sgretola pezzo dopo pezzo la facciata posteriore del Verdi. «Addio al cine teatro» – mormora il “pubblico” . Un cine teatro che ha ospitato centinaia di stagioni di prosa, di concerti, di concorsi musicali, ma soprattutto che ha visto la grande esplosione del cinematografo, quella degli anni Sessanta e Settanta, quando andare al cinema era uno dei divertimenti dell’Italia del boom economico.
Al termine della fase di demolizione – resterà la facciata con le colonne neoclassiche e il pronao – si inizierà a costruire quel teatro da 800 posti che non piace agli amanti della lirica né entusiasma gli appassionati di architettura moderna. Ribattezzato l’ “ibrido”. Una struttura che per più di qualcuno non è nè carne e né pesce. Ma il progetto vincitore del bando è quello. E nonostante le promesse dell’amministrazione Bandecchi, con quello si andrà avanti. Restano i ritardi per un cantiere che ha dovrà scontare i tempi lunghi per la bonifica e lo stop imposto dalla presenza di nidi di rondine abitati.








