di Marco Brunacci
PERUGIA – Segnatevi questi numeri che spiegano bene: il candidato del centrosinistra Bianconi, che 5 anni fa straperse le regionali col 37.5% contro Tesei, prese 166.137 voti. Oggi avrebbe vinto contro Tesei, che ha avuto 164.727 voti.
Ma alla netta vincitrice di questa elezione, Stefania Proietti, è stato sufficiente prendere 14 mila voti e spicci in più (su 701 mila aventi diritto al vito) di Bianconi per trionfare con 5 punti di percentuali di vantaggio sul centrodestra di Tesei.
Questi numeri spiegano bene anche il clamoroso flop dei sondaggisti, nonostante la Liguria fosse andata a un passo dallo stesso epilogo dell’Umbria.
La bassa affluenza consente di volare a quote tanto vicine da terra che i radar dei sondaggi non intercettano i movimenti.
Risultato: il blocco sociale, radunato intorno ai fedeli del Pd di sinistra dice Schlein, fa strike. E ritorna la vecchia, rassicurante regione dei “Rossi per sempre”, dopo una brevissima pausa: 5 anni su 50, il tempo di lasciare l’auto dell’amministrazione regionale dal meccanico per una sistemata.
Intorno allo zoccolo duro, consolidato nei 50 anni di potere, si torna a costruire il futuro che è già scritto per larga parte. Tutto noto, tutto conosciuto. Un sereno ritorno, magari anche una restaurazione, che non ha più i numeri di consenso popolare di un tempo ma una base tanto coesa e con interessi omogenei, che ha tutto per restare al potere per altri 50 anni.
Il voto di opinione del centrodestra ha snobbato queste elezioni. Francamente è difficile immaginare che ci sia la possibilità di una rivincita. Anche se la politica fluida di questi ultimi anni non consente previsioni sul medio periodo.
In verità non tutto è scritto. La novità si chiama Stefania Proietti e il mondo cattolico al quale fa riferimento.
Atteso qualche scossone. Ma sul velluto di un consenso non elevato in termini di numeri, ma più inossidabile e resistente dell’acciaio.












