Reddito basso e vita da nababbo: sequestrati 1,5 milioni a un imprenditore

Accade in Umbria

PERUGIA – Sequestro da 1,5 milioni. È quello eseguito dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Perugia.

Le fiamme gialle hanno quindi provveduto a confiscare beni mobili ed immobili ritenuti riconducibili ad un imprenditore di origini pugliesi ma residente diversi anni in Umbria. L’uomo, secondo gli inquirenti, sarebbe connotato da pericolosità sociale, in quanto già condannato per reati in materia di stupefacenti e destinatario di misure cautelari reali, emanate nell’ambito di plurimi procedimenti penali per reati tributari, societari nonché per fattispecie di riciclaggio, auto-riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed esercizio abusivo di attività finanziaria.
Il provvedimento è stato emesso, su proposta della Procura di Spoleto, dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale di Perugia che, all’esito delle indagini patrimoniali condotte dalle fiamme gialle, ha ritenuto il patrimonio accumulato dall’imprenditore, esercente l’attività di consulente, sproporzionato rispetto alla sua capacità reddituale. Per quanto concerne appunto il patrimonio accumulato, la ricostruzione operata dai finanzieri ha consentito di accertare la disponibilità di una villa di pregio a Roma (composta da 17 vani con una superficie complessiva di oltre 400 metri quadri), ritenuta fittiziamente intestata ad un familiare ma, di fatto, acquistata con provviste finanziarie tratte principalmente da una delle società riconducibili all’interessato; un motociclo di grande cilindrata. Come riferiscono dalla guarda di finanza, la sproporzione tra i redditi dichiarati e gli investimenti patrimoniali è stata, quindi, ricondotta all’accumulo dei presunti profitti illeciti. Il tribunale, inoltre, ha sottoposto il soggetto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per tre anni.

LA DIFESA

L’avvocato Alessandro Ricci, quale difensore “dell’imprenditore di origini pugliesi ma residente da diversi anni in Umbria”, segnala a parziale rettifica che: a) l’immobile “villa di pregio” confiscato non apparteneva e non era neanche nella disponibilità del predetto ma di altro soggetto interessato al procedimento ed a questo sottratto; b) nei confronti dell’interessato è stata rigettata ogni richiesta di confisca di beni (quote societarie totalitarie e no, e beni costituiti in azienda per oltre 20 milioni di €), ma accolta solo quella di prevenzione personale; c) lo stesso non è mai stato destinatario di misure cautelari reali e non è indagato per reati di riciclaggio e auto riciclaggio; d) rispetto al suggestivo titolo, “reddito basso e vita da nababbo”, l’interessato vive di una discreta redditualità derivante da una ventennale attività imprenditoriale, ma a dispetto di ciò vive con modalità del tutto ordinarie.

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