Accordo di programma Ast: tante strette di mano ma la pace è lontana

Nuovo incontro al Mimit, ma le divergenze sull’energia restano tutte

Au. Prov.

TERNI – Tante strette di mano, tanti sorrisi di circostanza e tanti comunicati stampa.  Ma le posizioni sull’accordo di programma di Ast appaiono ancora più lontane. Lunedì mattina c’è stato l’incontro al Ministero dell’ Industria e del Made in Italy per tentare di sbloccare l’accordo di programma. Quel “patto” che dovrebbe dare il via libera al miliardo di investimenti indispensabili a traghettare le acciaierie di Terni nei prossimi venti anni. C’erano tutti: il ministro Adolfo Urso, l’Azienda, le Organizzazioni sindacali, il Comune di Terni con il sindaco Stefano Bandecchi e l’assessore Sergio Cardinali, la Regione dell’Umbria con l’assessore allo sviluppo economico Francesco De Rebotti. Un parterre che non è bastato a fissare  un calendario che sfoci  con certezza alla firma.

Se ne riparlerà il 20 gennaio. «E in quella data capiremo di che morte dovremo morire», per  usare un’ espressione del sindaco di Terni Bandecchi. Finora la trattativa parla più di morte che di vita. Da un lato Governo, Regione, Comune e sindacati premono per arrivare all’intesa. Dall’altro Arvedi continua a frenare:  la proprietà non sembra tanto interessata ai 300 milioni di intervento pubblico insiti dell’accordo, quanto a risolvere una volta per tutte la questione energia. Arvedi da tempo sostiene che la bolletta è troppo cara per un’ azienda energivora coma Ast e che ancora meno è concorrenziale con il resto del mondo. Se non si riduce il prezzo del kWh è sempre più propensa ad acquistare semilavorati dalla Cina e dall’ India, riducendo al minimo l’area del caldo, quella che appunto divora più corrente elettrica. Uno scenario che vedrebbe il sito di Terni sempre meno azienda siderurgica e sempre più azienda metalmeccanica.

Ma è proprio sul fronte energia che le posizioni si son ancora di più cristallizzate. Arvedi insiste ma il Governo gli fa  capire che non può ,dal punto di vista normativo,  creare tariffe ad hoc per Terni e che i nodo energia si scioglie nel  2029, quando si discuteranno le concessioni per lo sfruttamento idroelettrico che riguardano innanzitutto Galleto, quella centrale che sta  proprio a due passi dall’acciaieria. Non è un caso che il comunicato dell’assessore Sergio Cardinali – c’è stato  anche un comunicato di De Rebotti, uno del Mimit,  uno della Fiom Cgil – invita  Arvedi a rassegnarsi, almeno per il momento,  a siglare l’accordo adesso e ad attendere  quattro anni per sperare in bollette più leggere. Posizioni che appaiono distanti. Posizioni davvero difficili da sciogliere da qui al 20 gennaio.

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