Per mesi e mesi a sinistra hanno fatto obiezioni su obiezioni, creando anche difficoltà e inciampi, con qualcuno che è arrivato a inventarsi autentiche bufale (ricordare quella su Bruxelles). L’obiettivo era di quello di creare una nuvola di scetticismo intorno all’Accordo di programma per Ast, un miliardo di investimenti, una cifra mai arrivata a Terni.
Ora, dopo l’ultimo incontro con il ministro Urso, invece è forse solo la Cgil ad aver capito tutto su quel che è cambiato, più o meno improvvisamente.
Per farla breve, ecco qua:
- Lo scenario internazionale si è rapidamente modificato. Tutto in peggio. Dalla Germania arrivano gli ultimi allarmi. Per l’acciaio solo nubi all’orizzonte.
- Dall’automotive, dall’elettrico (che sembrava il futuro e adesso non si sa più), dagli elettrodomestici arrivano segnali a dir poco inquietanti.
- I costi dell’energia non solo non sono calati, ma si annunciano nuovi rincari.
- C’era, su quest’ultimo decisivo fronte, l’impegno della Regione (Giunta Tesei) per un progetto di legge che riservasse alle aziende energivore della regione, Ast in primis, una quota di energia prodotta a un prezzo stabilito. Non si sa se, con Proietti, il progetto finirà in fondo a un cassetto.
Di fronte allo scenario mutato, ecco che tutte le preoccupazioni espresse dalla Cgil diventano plausibili.
Non si può escludere che Arvedi sia costretto dal mercato e dai dubbi sull’energia a rivedere i suoi progetti per Terni, perseguiti finora con impegno, secondo una strategia industriale di sviluppo dell’azienda e della città.
Il 20 gennaio ci sono le condizioni per arrivare a concludere, davanti al ministro Urso, l’iter dell’Accordo di programma.
Ma quell’Accordo potrebbe diventare improvvisamente obsoleto.
Qualche fonte romana ipotizza che Arvedi potrebbe perfino rinunciare ai 300 milioni di cofinanziamento pubblico e decidere di rimodulare e ridimensionare i suoi interventi (finora ha speso 280 milioni).
Altri rilanciano interrogativi che allungano ombre sul futuro: - Ha un senso per Ast puntare sul magnetico se l’auto elettrica non è più una certezza?
- Col mercato dell’acciaio orientato al brutto, chi può escludere la chiusura, in tempi medi, dell’area del caldo?
- Come è possibile reggere investimenti elevati senza avere qualche certezza sul costo dell’energia, con relativi impegni inderogabili della Regione?
- Il nuovo slancio ultra ambientalista della nuova giunta regionale come si concilia con la soluzione dei problemi di un’acciaieria?
Non sfugge a nessuno che, in un contesto come quello che abbiamo cercato di descrivere, può succedere di tutto. Dalla riunione del 20 le prime risposte.


