di Marco Brunacci
PERUGIA – Cosa succede alle liste d’attese dell’Umbria? Dopo le domande avanzate mercoledì scorso da Umbria7, ricaviamo le risposte da quel che si apprende in giro, in mancanza di note ufficiali.
Prendendo atto che il mondo va un po’ all’incontrario, ma questo è.
Allora: le liste d’attesa crescono, dopo due mesi e passa di inattività. La nuova governance della sanità cerca, con ritardo, di metterci una pezza, chiedendo aiuto ai privati e dandogli più soldi.
Si parte da una Pec, anticipata da Umbria7, firmata da un direttore dimissionario di Asl1 (Nardella), che richiede nuove prestazioni ai privati, solo per coloro che avevano aderito alla manifestazione di
interesse dalla giunta regionale precedente, quella di centrodestra, e che era scaduta il 31.12.2024.
Con tutte le anomalie del caso: chiunque, tra i privati ai quali è arrivata la Pec come tra quelli esclusi, potrebbe protestare e avviare procedure di annullamento al Tar, qualora qualcuno ne abbia interesse.
Certo: se i privati vogliono continuare a lavorare con la Regione, si immagina che siano molto prudenti.
Ma anche sui costi bisognerà ragionare: sono corretti quelli indicati dalla Pec? E anche qui: chi ha preso la decisione? Ma c’è trasparenza in questo modo di agire?
Finale sul dato politico, che ha un risvolto perfino buffo.
La coalizione di centrosinistra che ha vinto le elezioni tre mesi fa al grido: “Sanità pubblica, basta con i privatizzatori (che non hanno peraltro privatizzato niente, ndr)”, e che è stata pure rafforzata da
una lista che inneggiava alla sanità pubblica, ha iniziato a governare riempiendo di soldi pubblici la sanità privata.
Questo epilogo era perfino ovvio. Le “sante bugie” servono per vincere le elezioni e se qualcuno ci avesse creduto vale per loro la canzoncina di innocente scherno dei bambini: “Ci hai creduto, testa di
velluto”.
Ora però si tratta non solo di mettere una pezza ai ritardi e alla improvvisazione di queste ultime settimane, ma di dare forma e sostanza a un nuovo governo della sanità. L’Umbria attende i
protagonisti alla prova, trattenendo il respiro. La sanità è una cosa seria, non un dossier tra gli altri.


