Musumeci in Umbria. «È il momento di puntare sulla prevenzione delle emergenze»

Il ministro per la protezione civile annuncia l’approvazione tra qualche mese del Codice per la ricostruzione

FOLIGNO (Perugia) – «Un nuovo strumento che consiste nella capacità di definire le procedure della ricostruzione post-calamità con una normativa omogenea». Il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci ha annunciato con queste parole nel corso della sua visita a Foligno e ad Assisi l’approvazione, al massimo tra qualche mese, del Codice per la ricostruzione.

«Fino a oggi – ha spiegato il ministro, accolto dalla presidente della Regione, Stefania Proietti e dal commissario straordinario post sisma 2016, Guido Castelli – tutte le località colpite da eventi naturali hanno una proprio norma per la ricostruzione. Ogni Regione si è inventata, naturalmente con norma del Parlamento, un contesto normativo diverso dall’altro. Il che naturalmente non consente omogeneità nei provvedimenti, ma soprattutto non definisce tempi certi».
Ha aggiunto Musumeci : «Ormai, in Italia le ricostruzioni costano tanto e durano troppo. Abbiamo pensato quindi ad un codice che possa valere per tutta l’Italia, dal Nord al Sud, fissando tempi certi. Cinque anni per la ricostruzione e in caso di eventi particolari, penso al terremoto, si potrebbe arrivare a dieci anni. Ma con un controllo effettivo da parte dello Stato, con poteri particolari al commissario straordinario, che opererà in una cabina di regia nella quale saranno presenti la Regione e gli enti locali. E non si esclude che il presidente della Regione possa anche essere commissario straordinario». E ancora: «Io parto dal principio che ricostruire è un costo, prevenire è un investimento. Siccome in Italia ancora la parola prevenzione rimane un arnese fuori uso, dobbiamo lavorare molto più su questo fronte. Sulla prevenzione strutturale, quindi consolidare argini, creare vasche di contenimento, ma anche sulla prevenzione non strutturale, su quella verbale, sulle esercitazioni, cominciando dai ragazzi delle elementari. In Giappone, già a cinque anni i bambini sanno quali sono gli effetti di un terremoto di un determinato valore e di una determinata energia. Qui ancora continuiamo a fare scongiuri e a toccare i cornetti rossi. Siamo davvero lontani».

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