Per Ast orizzonti difficili, in attesa di schiarite sui dazi. Il piccolo giallo sulle strade

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Nel ping pong tra Cremona e Roma, Terni non pervenuta. Mentre si discute del costo dell’energia e si ragiona sul piano di riarmo dell’Europa, il sindacato prima si dice preoccupato per le infrastrutture poi afferma che “oggi è risolto”. È in ansia per i buoni rapporti con la Regione?

di Marco Brunacci

TERNI – A leggere le note sindacali, e i silenzi intorno, viene da dire che la situazione di Ast è grave ma non seria, come dicevano vecchi navigati interpreti della politica italiana di qualche decennio fa. Non fosse che Ast è una questione decisiva, il principale dossier economico dell’Umbria, varrebbe la pena lasciar stare.
Quindi è necessario attendere che da Cremona, via Roma, arrivino notizie nuove e se possibile confortanti sul futuro dell’acciaio a Terni.
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1.Un accenno alla storia recente: solo per dovere di cronaca Umbria7 riportò con sconcerto la notizia, quando esponenti di una forza politica oggi al governo in Umbria annunciarono che a Bruxelles non c’era nessuna discussione all’ordine del giorno su Ast e sull’accordo di programma. Un falso, ma di successo.
Memorabili poi le note sindacali di profondo scetticismo sull’Accordo di programma quando era invece possibile farlo e il contesto mondiale era invitante. Quando si dice: non vedere oltre il proprio naso.

2.Certe logiche sono sempre le stesse, riti antichi ripetuti all’infinito, Il mondo invece è radicalmente cambiato. Ast è un pezzo di mondo che sta in Umbria. Gli scenari sono stati rivoluzionati. Da ultimo, i dazi non fanno dormire i produttori europei. L’elettrico – e quindi il magnetico di Ast a supporto – non sono poi un futuro così certo. Ma restano due problemi che possono avere una parte di risposta dall’Umbria: il costo dell’energia e le infrastrutture.
Sul costo dell’energia abbiamo detto e scritto tutto, compresa la follia di parte della politica
umbra di voler fare guerra all’Enel. Meglio sarebbe allora lasciar spazio alla voglia di “regionalizzare” le centrali umbre e mettere alla porta Enel, come spiegato – leggi alla mano – mirabilmente un esponente della prima ora grillina, combattente di grandi battaglie ideali, come Andrea Liberati. Litigare con l’Enel sembra un’idea bislacca con potenziali ricadute micidiali sul territorio. Regionalizzare è un’idea radicale, che ha almeno il dono della chiarezza, anche se non ci sono le benché minime condizioni per essere realizzata. Tra furbizia e utopia, sempre meglio l’utopia.

3.Ora un piccolo siparietto sul sindacato che ormai è tornato alla “lotta dura senza paura”, ma contro la comprensione corrente della lingua italiana e dei suoi significati.
Esce, nella notte di lunedì 26 maggio, anno domini 2025, una nota che fa seguito a un primo comunicato del sindacato.
Dice: “Per evitare strumentalizzazioni politiche a mezzo stampa, si precisa come comunicato dall’azienda, che Anas ha già iniziato i lavori necessari a consentire il transito dei viadotti…”, quindi la questione delle infrastrutture, “che era uno dei nodi dell’accordo di programma, oggi apprendiamo essere risolto”.
E poi le deliziose scuse del sindacato che non voleva offendere la Regione Umbria. Evviva. Sindacato di lotta ma soprattutto di governo, quando a governare sono quelli vicini per idee politiche. Perfetto.
Nel precedente comunicato – di tre ore prima – c’era invece scritto: “Abbiamo appreso che il nodo delle infrastrutture…. è diventato un capitolo autonomo fatto da accordi tra Anas e Ast che sono in via di definizione” (ndr: non stavano attenti i sindacalisti o la dirigenza ternana dell’Ast si esprime come la Sfinge?)
Continuava il comunicato: “A differenza delle nostre aspettative in merito ai benefici dei fattori localizzanti (vulgus: quelli che dipenderebbero dalla Regione Umbria e al massimo dal Comune di Terni) strategici a sostegno dell’intero territorio, oggi ci troviamo di fronte a uno scenario completamente diverso”.
Poi si conclude facendo riferimento “all’orizzonte temporale disatteso dalla politica”. Non si sa se la signora Regione faccia parte della signora (o signorina) Politica. Ma disattendere comunque sta brutto. Invece di sicuro tra il primo e il secondo comunicato sindacale
deve essere successo qualcosa di terribile.

4.Una sola conclusione: per sapere del futuro di Terni, meglio chiamare Cremona. Intanto Umbria7 ha sentito Roma e, con le trattative sui dazi in corso, nessuno si azzarda a fare previsioni sul futuro delle acciaierie ternane. Ma chi ci prova vede un orizzonte per nulla rassicurante.
Ps. A dire il vero i soli ottimisti dicono che con l’acciaio si fanno i cannoni e l’Unione europea ha appena lanciato un piano multimiliardario per riarmarsi.
Però questo non va mai detto alla sinistra che sta dentro il governo regionale, altrimenti sai come si offendono.

Da tutta Italia al Clt per “Acciaio”

Verso Ternana-Vicenza