Sos, l’allungamento della vita si è fermato. Colpa della sanità: pensa a curare, non a prevenire

Uno studio della prestigiosa rivista scientifica Lancet rivela a sorpresa: la curva della longevità si è fermata. Perché non si punta su corretta alimentazione, esercizio fisico proporzionato e no alle dipendenze (fumo, alcol, droghe)

DI GIANLUCA TUTERI

PERUGIA – Non è vero che stiamo vivendo sempre più a lungo. L’ascesa della curva della longevità in continuo progresso dal secolo scorso, si è fermata.

Che l’aspettativa di vita stia crescendo come non mai è un mantra del nostro tempo, ma in realtà non è più così. Nel corso del XX secolo i progressi della medicina e della sanità pubblica hanno permesso un costante aumento della speranza di vita. Tuttavia, questa tendenza si è interrotta, con differenze significative tra i diversi Paesi europei.
Si tratta di una tendenza che mette in discussione l’idea che le nuove generazioni possano vivere più a lungo rispetto a quelle precedenti.
Alcuni Stati, tra cui Norvegia, Islanda, Svezia, Danimarca e Belgio, sono riusciti a mantenere la crescita dell’aspettativa di vita. Mentre in molti Paesi tra cui l’Italia l’esposizione ai principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e i tumori – come un alto indice di massa corporea (BMI), elevata pressione arteriosa sistolica e alti livelli di colesterolo LDL sono stati colpevolmente trascurati dai singoli e soprattutto dal Sistema Sanitario. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato sulla rivista The Lancet Public Health. Secondo i ricercatori, i principali responsabili di questa inversione di tendenza sono l’alimentazione poco salutare, la scarsa attività fisica e l’aumento dell’obesità. A questi fattori si aggiunge l’impatto della pandemia da Covid-19, che ha contribuito a ridurre ulteriormente la speranza di vita tra il 2019 e il 2021 ma questo dato interessa solo alcuni paesi tra cui l’Italia. Due le tendenze da sottolineare: una negativa l’aumento dell’esposizione all’obesità e una positiva la riduzione del consumo di tabacco.
I farmaci per la pressione e il colesterolo non bastano a compensare una dieta sbagliata. Quindi bene con la cura, male anzi malissimo con la prevenzione sia quella del singolo che quella suggerita dagli operatori sanitari.
E l’Italia?
L’Italia – scrivono gli autori – storicamente tra i Paesi con la più alta aspettativa di vita al mondo, deve questo primato alla qualità del suo sistema sanitario universale e alla diffusione di stili di vita sani. Tuttavia, il Paese ha registrato un netto calo dell’aspettativa di vita, con un rallentamento dei progressi nella lotta contro le neoplasie e le malattie cardiovascolari. Le cause di questo declino restano incerte, ma una possibile spiegazione potrebbe essere la riduzione degli investimenti non economici ma principalmente operativi sulle azioni preventive e misure preventive e la mancata applicazione di politiche specifiche svafoverenti stili di vita scorretti. Perché come si evince dai dati (non dalle chiacchiere) gran parte dell’invecchiamento sano dipende dai comportamenti.
Raggiungere gli 80 o addirittura i 90 anni è in gran parte sotto il nostro controllo.
Quei virtuosi che riescono a rispettare i cosiddetti “8 comportamenti sani”: seguire una dieta sana, fare regolare attività fisica, dormire bene, gestire lo stress, avere relazioni forti, non fumare, non usare droghe e non eccedere nel bere riducono significativamente il rischio di mortalità prematura e hanno dopo i 40 anni un’aspettativa di vita stimata fino a 24 in più rispetto a chi aveva abitudini meno sane.
Cosa fare?
Per i singoli? Convincersi che il libero arbitrio non sempre è una buona guida e che nella fattispecie conviene seguire le regole scientifiche che riducono la nostra libertà ma non riducono la vita.
Per il Sistema Sanitario
E’ giunta l’ora di attuare politiche di prevenzione più efficaci e con quali professionisti se non i medici di famiglia. I medici di famiglia raggiungono ogni singolo cittadino, ne conoscono i bisogni e le abitudini e seguendo i pazienti nel tempo possono misurare l’efficacia del loro intervento e quale beneficio ha arrecato al paziente.
Qui si gioca la sfida della sanità futura perché una prevenzione efficiente genera anche un risparmio economico per il sistema liberando fondi per altri investimenti sanitari.
Gli amministratori della sanità pubblica che opereranno in questa direzione saranno responsabili del tracollo della sanità pubblica.
Ps: guardare alle liste d’attesa come se fossero “il problema della sanità” vuol dire…

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