Fondazione Carit/Otto anni di passione, visione e conoscenza del territorio con Luigi Carlini presidente

Strinati: «Il segno lasciato dal suo impegno rappresenta un’eredità preziosa che continuerà a orientare le scelte future dell’ente»

Aurora Provantini

TERNI – Otto anni di passione, visione, dedizione al territorio; 73 milioni di euro erogati; 1.822 progetti realizzati. Questo se parliamo di numeri. Ma i due mandati di Luigi Carlini, presidente della Fondazione Carit da gennaio 2016 a gennaio 2025, professore universitario, dirigente medico, filantropo e molto altro, non sono solo numeri, sono un pezzo di storia della comunità ternana.

«Una comunità alla quale mi sento legato» – sottolinea ad ogni passaggio. Già, i passaggi. Carlini lascia che a raccontare il suo percorso di responsabilità nella Fondazione Carit sia il nuovo presidente, Emiliano Strinati. Strinati, anzitutto chiarisce di aver visto e condiviso tutte le azioni di Carlini. «Ero in consiglio con lui. Erano anni complessi, segnati da crisi finanziarie, emergenze sanitarie globali, conflitti internazionali e persistenti incertezze geopolitiche. Beh in questo contesto la Fondazione a guida Carlini ha saputo offrire alla comunità un sostegno saldo, competente e orientato al bene comune». Strinati: «In questo scenario sfidante, il ruolo di Luigi Carlini si è rivelato fondamentale e determinante. La sua attività si è contraddistinta per una visione lucida e coerente, capace di coniugare il radicamento istituzionale con un’attenzione costante all’innovazione sociale e al dialogo con il territorio. In anni segnati da cambiamenti rapidi e talvolta drammatici, Carlini ha saputo mantenere ferma la rotta, guidando l’ente con equilibrio, trasparenza e profondo senso della responsabilità. Con approccio rigoroso ma inclusivo, Carlini ha dato impulso a progettualità capaci di interpretare i bisogni emergenti della collettività, promuovendo un modello di intervento basato sull’ascolto, la partecipazione e la sostenibilità. La sua attenzione verso i giovani, la cultura, la ricerca, la salute, l’educazione e l’ambiente ha lasciato un’impronta tangibile e duratura, contribuendo in modo sostanziale alla crescita del territorio. A lui si deve il merito di aver reso la Fondazione sempre più un luogo di visione strategica e di elaborazione condivisa, rafforzandone l’indipendenza e la coerenza rispetto alla propria missione istituzionale. Il suo costante impegno, unito a una profonda conoscenza del tessuto socioeconomico locale, ha rappresentato una garanzia di solidità e autorevolezza.  Il nuovo consiglio di amministrazione, proseguirà nel solco tracciato con l’intento di trasformare la Fondazione in un luogo sempre più centrale di elaborazione e attuazione di un pensiero strategico, orientato alla crescita e allo sviluppo sostenibile».

Poi Carlini lascia che sia il  bilancio di fine mandato a dire di più. 2016-2024,  per larga parte elaborato dal professor Cristiano Busco, della Luiss Business School: «73milioni di euro erogati, quasi duemila progetti realizzati, una capacità straordinaria di far dialogare i diversi stakeholder, una visione innovativa, un percorso virtuoso».

E qui Carlini interrompe tutti: «La visione innovativa in parte l’ho ereditata. Con me, nei primi anni di mandato c’era Chicco Dragoni. Con Chicco ho condiviso progetti e investimenti. Con Chicco ho imparato ad amare il territorio forse più di quanto lo amassi già. E Chicco mi ripeteva continuamente che la città gli aveva dato tanto e che lui aveva voglia di contraccambiare. Ma l’aspetto più bello di Chicco era la sua la proiezione verso il futuro. Visionario negli obiettivi, razionale nel superare gli ostacoli». A proposito di visione e di progetti, Luigi Carlini si rammarica solo del fatto che alcuni obiettivi non sono stati centrati, come realizzazione del nuovo ospedale.  Nel corso del suo mandato, comunque, è stata riconsegnata la Fontana monumentale dello Zodiaco, è stato restaurato l’Anfiteatro Romano e inaugurato il PalaTerni, anche se i due milioni di contributo sono ancora sospesi – «Avevamo un contratto con il Comune, se il contratto verrà rispettato La Fondazione sbloccherà il  finanziamento» – è stato stralciato il ridotto del Verdi. Sul restauro del teatro comunale, Carlini si sente di mandare un messaggio di apprezzamento al Comune «per aver inteso snellire i lavori con un unico stralcio». Sul dopo, apre alla possibilità di fare ancora molto per il territorio. Ma non per adesso. «Ho ancora un anno di mandato come presidente dell’assemblea dei soci, a cui tengo molto. Credo che il mio attaccamento alla collettività dovrebbe avere altri sviluppi. Ma non per il momento».

Due uomini sorridenti durante un evento, uno parla al microfono mentre l'altro lo ascolta, con uno schermo sullo sfondo che mostra il titolo 'Il Bilancio di mandate'.


La  Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni è una delle 86 Fondazioni di origine bancaria italiane, nate a seguito della riforma del sistema bancario introdotta dalla Legge Amato (1990).  Come le altre fondazioni bancarie, la Fondazione Carit si configura come un ente di diritto privato senza scopo di lucro, con la missione di promuovere lo sviluppo socioeconomico del territorio attraverso interventi mirati in ambito culturale, sociale, educativo e scientifico.
A livello nazionale, la Fondazione Carit fa parte dell’ACRI (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio), l’organismo che rappresenta le fondazioni bancarie italiane e ne coordina le attività,  promuovendo principi di trasparenza, autonomia e responsabilità sociale. In questo contesto, come citato all’interno della Carta delle Fondazioni del 2012, «le Fondazioni svolgono la loro attività nell’esclusivo interesse generale delle comunità di riferimento e rispondono del loro operato, interpretando le esigenze e corrispondendo alle istanze del proprio territorio, in maniera imparziale e con uno spirito di collaborazione con i soggetti espressione delle realtà locali, nel rispetto del principio di sussidiarietà orizzontale (come declinato dall’art. 118, comma 4, della Costituzione), quali organismi in grado di esprimere capacità programmatiche e progettuali a favore della crescita culturale, sociale ed economica dei territori di riferimento. In tal senso, svolgono una funzione di catalizzatore delle risorse, delle politiche e delle competenze presenti sul territorio su specifiche problematiche di interesse comune, stimolando direttamente o attraverso la promozione di partnership, processi di innovazione e sviluppo nei settori di intervento».
Sono valori fondamentali per la Fondazione I’ ascolto della comunità al fine di raccogliere le testimonianze dei bisogni del territorio, e il radicamento nel territorio che consente di rendere più efficace le risposte ai bisogni della comunità. Le richieste e le esigenze del territorio vengono infatti utilizzate dalla Fondazione come riferimento nella definizione e stesura di due importanti strumenti di programmazione: il Documento pluriennale (triennale) di attività che definisce i settori di intervento, il territorio di riferimento e descrive le priorità e gli obiettivi che si intendono realizzare per ciascun ambito, e il Documento programmatico previsionale (DPP) annuale, che descrive in modo più dettagliato e specifico le priorità e gli obiettivi che si intendono realizzare nel corso dell’esercizio.

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