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Pd, ora viene il difficile: Chiodini al posto di Pasquali? Spinelli a Terni solo col patto di non belligeranza?

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Il futuro del partito umbro, tornato a fasti antichi, è tutto nella testa di Bori, il segretario uscente, plurivincitore delle ultime battaglie elettorali. Sarà guerra o lavorerà a una tregua?

di Marco Brunacci

PERUGIA – Hanno votato in 3600 su 5500 iscritti. Un partito, che fino a non molto tempo fa aveva 22 mila tessere, sconta la disaffezione alla politica, ma anche il fenomeno – professor Campi dixit – della scomparsa dei militanti a favore degli attivisti, che in provincia spesso poi sbandano e diventano carrieristi.
Ma comunque il Pd tiene la sua rete ben stesa sul territorio. Il pericolo viene dal centro del centrosinistra. I movimenti sono tanti e convergenti. Si delinea un’alternativa al centro, non cespugli controllati, come fino a oggi, con la mano sinistra. Ma tutto è ancora confuso.
Il segnale che viene da questo contrastatissimo congresso regionale, vinto ma non stravinto dal correttone che legava in un patto di ferro il segretario uscente Bori e tutti big in carica del partito con tutto il centro, contro Terni, Spoleto ed enclave varie, è quello di un partito che ha una base, ma deve urgentemente trovare un’altezza: una linea politica credibile, un progetto di governo condiviso che non sia ” che bello, mettiamo le tasse”, e un nuovo rapporto “con i problemi della gente” per dirla col professor Prodi.
Dal generale al particolare, iniziando dalla minoranza: Trappolino la sua buona figura l’ha fatta, i cosiddetti “dinosauri” ternani non si sono fatti mettere i piedi in testa, Spinelli ha preso solo tre voti in più del suo avversario e dimostra di essere candidato a basso livello di simpatia. Anche se è vero che contro di lui, in provincia di Terni, si è alzato un forte vento dal centro del centrosinistra che i naviganti non avevano previsto.
Ora i vincitori: Pasquali ha fatto il suo e ora è pronto a farsi da parte per le quesioni giudiziarie. 61% non è un gran risultato, ma quel che serviva. Bernardini è volato a Terni sull’onda anomala del centro e potrebbe diventare segretario provinciale a sorpresa, ma deve attendere le mosse di Bori.
Il segretario regionale attuale, plurivincitore della ultime sfide elettorali (Università compresa) la prima mossa l’ha già fatta: assemblea regionale il giorno prima dell’assemblea provinciale di Terni convocata per il ballottaggio tra Spinelli e Bernardini (40 delegati pari). Vorrà dire: trattiamo su Spinelli se voi della minoranza vi comportate bene all’assemblea regionale?
Seconda mossa attesa, ma che dicono sia solo e tutta nella sua testa, anzi pare non la riveli neanche a se stesso per non farsela bruciare: sostituire Pasquali con un segretario regionale che adempia alle condizioni dell’articolo 5 del codice etico del partito e arrivo sereno alle elezioni dei parlamentari.
Il nome di Betti è stato largamente usato e sembra un po’ logoro.
Il nuovo nome è quello dell’ottimo ex sindaco di Magione, Chiodini. Rappresenterebbe, oltre a un personaggio di provata qualità, anche il Trasimeno, area che è rimasta la forza trainante del Pd boriano (e ha contribuito a bocciare l’infedele Burico).
Dicono poi che Bori voglia usare il lanciafiamme, ora che ha vinto (anche se non di tanto), ma non è facile immaginare contro chi.
Piuttosto, sullo sfondo, resta quel venticello che non smette di tirare e parla di un potenziale commissariamento a norma di regolamento.
Trappole e trappoloni ancora sono opportunamente disseminati.
Non sarà allora il caso di puntare su un bel patto di non belligeranza, nonostante i ridottissimi margini di manovra?

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