di Marco Brunacci
PERUGIA – Emergenza sanità dell’Umbria sud. Gran brutti segnali. Vediamo.
Nella passata legislatura sanitaria ci sono stati problemi innegabilli (dal Covid al per niente empatico approccio Coletto più un mix di delusioni varie).
Ma ci sono voluti solo 8 mesi di nuova Giunta regionale per rivalutare l’intero quinquennio precedente, nel quale si era comunque riusciti a raggiungere risultati che adesso appaiono in una diversa luce e decisamente positiva.
Soprattutto su un fronte: dopo venti anni di attese, l’amministrazione Tesei era riuscita – anche grazie al pressing compatto di tanta parte della classe dirigente di Terni – a far muovere la sanità pubblica e privata dell’Umbria del sud su 3 pilastri di sviluppo:
1)nuovo ospedale pubblico di Narni Amelia
2)nuovo ospedale pubblico di Terni
3)nuova clinica privata convenzionata che tirava dietro il nuovo stadio cittadino.
1)Il nuovo ospedale di Narni Amelia era stato progettato, finanziato e la prima pietra era in posa imminente. Un presidio da 120 posti, dedicato alla lungo degenza, di servizio al nuovo presidio di Terni (e qui, vedremo perché, sorge una bella grana viste le nuove decisioni di Proietti).
2)Il nuovo ospedale di Terni invece, con 600 posti di alta specialità, situato nella rinnovata Colle Obito, aveva disponibilità di 120 milioni (sui 400 milioni necessari, ma utili ad avviare progetto e realizzare primo stralcio) e una promessa (per nulla vaga) di finanziamento a completamento fa parte del ministro dell’Economia, Giorgetti, una volta partiti i lavori.
3)la nuova clinica privata era invece stata autorizzata dalla Regione, aveva 80 posti convenzionabili e si poteva realizzare a condizione che chi l’avesse voluta si fosse fatto carico del nuovo stadio, secondo la cosiddetta Legge Stadi (una partita da 80 milioni privati e un indubbio ma necessario sforzo per la sanità pubblica, visto che Terni è sprovvista di cliniche convenzionate, contrariamente al Perugino).
Tanto? Poco? Certamente un bel pezzo di strada, in soli due anni e mezzo post Covid, anche se con ancora un bel tratto da percorrere davanti.
In 8 mesi la nuova Presidente Proietti ha prima dovuto subire le pressioni della sua sinistra radicale (5stelle, AVS e sinistra PD), utili ad affossare il progetto stadio-clinica, tanto che oggi è già chiaro che nessun nuovo stadio sarà fatto (e il vecchio è quasi inagibile) e nessuna nuova clinica privata sarà realizzata.
Questo nonostante Rombo Di Tuono Bandecchi.
Si può essere d’accordo o meno con l’iniziativa privata (in Umbria siamo arrivati a questo dibattito ottocentesco) ma per la città è un indubbio ed ennesimo stop.
Da qui la rissa continua della nuova maggioranza di governo regionale è passata alla localizzazione del nuovo ospedale pubblico di Terni, con un pezzo di Pd che vuole spostare tutto a Maratta, un pezzo convinto di continuare sulla strada Tesei e rifare Colle Obito.
Tra i litiganti ternani è emersa come sempre la dominante componente della sinistra perugina.
Cosa succede a questo punto?
Lo spieghiamo agli affezionati lettori: non c’è un soldo per la sanità nella stangata delle tasse (ormai la delibera è approvata dal Consiglio regionale), ma c’e’ invece un accordo con la Toscana – non ancora ratificato però per l’opposizione di Siena – firmato per facilitare l’accesso agli ospedali toscani dei pazienti dell’Umbria nord.
Questo significa che il nuovo ospedale di Terni è diventato solo un fastidioso ronzio per la nuova Giunta. Come Umbria7 sottolinea da tempo.
E ora?
Più che un Bandecchi furioso, una Terni che minaccia la piazza, preoccupa un dato: il nuovo ospedale pubblico di Narni-Amelia, che pareva una certezza ereditata da Tesei, alla nuova maggioranza di sinistra regionale non interessa più.
Forse solo all’assessore regionale De Rebotti, che però ha già ammesso: è un ospedale di servizio a quello di Terni. E Terni non si farà, perché non abbiamo un progetto e un finanziamento nei prossimi 5 anni, ha detto candidamente lo stesso De Rebotti alla parata dei giardini del Cardeto.
Cosi, ancora una volta, tutta la sinistra fuori Terni ha iniziato a chiedersi se, a questo punto, abbia senso buttare 120 milioni e realizzare un altro presidio senza servizi e tra due piccole cittadine dell’Umbria sud, tanto l’ospedale principale nuovo ternano non c è più.
I preoccupatissimi ex grillini De Luca e Simonetti, che nel sud dell’Umbria hanno l’ultima roccaforte di un consenso in zona già calato all’8%, sono subito dovuti scendere in campo per dire che si’, insomma, è probabile che nulla si farà, ma in fondo si partiva da ben poco e comunque a Terni bisogna imparare a soffrire. E continuare a votarli, anche se è proprio difficile trovare un motivo.
Certo, tra Perugia ormai tesa a essere annesssa alla Toscana, e Terni sempre più trascurata e costretta addirittura a guardare alla piccola Spoleto, l’Umbria come entità regione rischia di dissolversi.
Lo stiamo dicendo e ripetendo da giorni.
Per la povera presidente Proietti, tra liste d’attesa triplicate, alta velocità spostata ad Arezzo, diluvio di nuove tasse a gennaio e tante cabine di regia ma nessun risultato, un inizio di legislatura da incubo.
A cui ora si aggiunge ufficialmente la Caporetto della sanità dell’Umbria Sud. Annunciata.
Ma qui va sottolineara un rumors imsistente: la triste figura del generale Cadorna, lo sconfitto di Caporetto, negli ambienti politici romani viene sempre più accostata a quella della nuova presidente.
Con tutta la simpatia per la presidente, un gran brutto segnale per tutta l’Umbria, a partire da Terni.


